Serie A Gourmet


Le leggende del Milan

"Il Diavolo ha tutte le carte in regola per tornare a dire la sua nel calcio che conta. E l’istinto del tifoso mi sussurra che forse l’ennesima rinascita si avvicina. Forza vecchio cuore rossonero"

 

Contenuto

Il Milan è la squadra italiana che ha vinto più trofei in campo internazionale grazie a una serie di campioni dal talento straordinario e di stelle del calcio conosciute in tutto il mondo. Dall’inglese Herbert Kilpin al cannoniere svedese Gunnar Nordahl, dal barone Niels Liedholm, esempio di sportività, a José Altafini, autore della doppietta che laureò il Milan prima squadra italiana sul tetto d’Europa, da Cesare e Paolo Maldini, padre e figlio che alzarono entrambi la Coppa dei campioni a quarant’anni di distanza l’uno dall’altro, a Gianni Rivera, primo giocatore nato in Italia a vincere il Pallone d’oro. E poi Franco Baresi, Ruud Gullit, Marco van Basten, fino ad arrivare al bomber ucraino Andriy Shevchenko e a Kaká, sintesi di potenza atletica e classe sopraffina. Tutto ciò è confluito nelle pagine che seguono, nient’affatto asettiche e imparziali, semmai impregnate di un sentimento profondo. Un libro di parte, scritto da un milanista per i milanisti, che ripercorre la storia del Diavolo e delle leggende che hanno fatto sognare milioni di tifosi.

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Francesco Totti. Solo un capitano

Totti sfavilla come l’ennesimo re di Roma a cui spetterebbe una fermata della metro dopo quella di Furio Camillo. Fulvio Abbate, scrittore

 

Nessun calciatore in epoca moderna è stato tanto legato alla sua città e alla sua squadra come Francesco Totti con Roma e la Roma. Così facendo è diventato un simbolo tanto dei colori giallorossi come dei luoghi dove è nato e cresciuto. Un rapporto quasi viscerale che l'ha trasformato in una sorta di "re aggiunto" e un personaggio conosciuto in tutti gli ambiti. Insomma, un volto quasi di famiglia, non solo nella Capitale. Ripercorreremo quindi la lunghissima carriera di colui che da "Pupone" è cresciuto fino a diventare il capitano della Roma, la squadra per cui ha sempre fatto il tifo e con cui ha vinto lo storico scudetto nel 2001, e campione del mondo con l'Italia nel 2006 recuperando da un tremendo infortunio. Oltre vent'anni di alti, soprattutto, e bassi, fino al ritiro: un lungo periodo in cui Francesco Totti è stato un attore non secondario nella storia del Paese, non solo calcistica.

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Le leggende della Juventus

Trenta ritratti di giocatori che hanno decorato, ciascuno con il proprio stile, la saga di una squadra che, in Italia, costituisce l’unità di misura per chiunque intenda sollecitare una sorta di “auto-certificazione” storica.

 

LE LEGGENDE DELLA JUVENTUS di Paolo Tomaselli

Una società entrata nel mito, composta da giocatori leggendari, che ha scritto la storia del calcio italiano ed europeo, dalla panchina di Corso Re Umberto dove è nata fino al pallone business globale dei giorni nostri.

Le leggende della Juventus raccontano un percorso unico, irripetibile ma allo stesso tempo aperto verso un futuro ancora più carico di aspettative.

Da Felice Borel detto Farfallino, fenomeno degli anni Trenta, fino al re Cristiano Ronaldo, quella juventina è una delle galassie più ricche di stelle del calcio mondiale.

Anastasi il “Pelé bianco”, il “Divin codino” di Baggio, le magie di Zizou Zidane, le volate della locomotiva Nedved, la classe aristocratica di Boniperti e Platini, passando per la potenza, l’eleganza e la tecnica di Charles, Sivori, Rossi, Scirea e Del Piero: gol, parate, giocate indimenticabili e tanti successi. Un viaggio alla ricerca dell’eccellenza, compiuto attraverso i protagonisti della storia juventina. L’alfabeto delle leggende fa venire la pelle d’oca ai tifosi che hanno avuto la fortuna di vederle giocare e accende i sogni di chi le ha solo sentite nominare, in un percorso che abbraccia le diverse generazioni in nome di un’unica maglia bianconera. E di un’unica, magnifica, ossessione: quella di vincere.

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Blog dell'Anno 2020: al via dal 13 luglio la competizione ideata da Superscommesse.it

Il 13 luglio riparte la competizione Blog dell'Anno, che vede partecipare per questa edizione 2020 700 blog da tutta Italia. 

I blog candidati possono essere votati dai lettori in base a sette categorie: calcio, basket, tennis, ciclismo, volley, motori e altri sport. Ognuna contiene 100 blog, tra cui i 10 blog migliori della scorsa edizione, che partecipano di diritto alla competizione di quest'anno.

Ogni categoria avrà il proprio vincitore e sarà decretato anche il vincitore assoluto.

I lettori possono votare il loro blog preferito una volta ogni 24 ore accedendo alla pagina dedicata.

Per aumentare i voti ricevuti, ogni blogger disporrà di un widget che potrà pubblicare sul proprio sito e che consentirà ai lettori di accedere con un semplice click alla fase di votazione. 

Si può votare fino alle ore 15:00 del 15/12/2020, solo i voti contabilizzati entro questa data saranno validi per il punteggio finale. 

La competizione terminerà con la consegna delle targhe alle prime tre posizioni della classifica generale e ai vincitori delle categorie tematiche. Il logo del premio, simbolo del risultato raggiunto, potrà essere pubblicato dai vincitori sul proprio sito e usato nelle comunicazioni ufficiali. 

La competizione, creata da Superscommesse, primo comparatore in Italia di quote per le scommesse sportive, vuole valorizzare il lavoro e la passione dei blogger italiani che vogliono cimentarsi nell'impresa dell’informazione e del commento sportivo, nonché della promozione dei valori dello sport.

 

Cari lettori: votate Calcio Gourmet come Vostro blog dell'anno 2020!

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Le leggende dell'Inter

Questa notte splendida darà i colori al nostro stemma: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle 

stelle. Si chiamerà Internazionale, perché noi siamo fratelli del mondo. (Milano, 9 marzo 1908, in occasione della nascita dell’Inter)

 

LE LEGGENDE DELL'INTER di Andrea Ramazzotti

L'Inter è un pezzo fondamentale della storia del calcio italiano: 112 anni di vittorie e sconfitte, trionfi e delusioni, trofei alzati e atroci beffe, campioni e "bidoni". 

All'Inter spesso non c'è una via di mezzo: esaltazione o ludibrio, gloria o anonimato, trionfo o contestazione.

La Pazza Inter è fatta così e anche per questo motivo i suoi tifosi amano in maniera tanto intensa lei e le sue leggende. 

In questo volume abbiamo voluto raccontare proprio le storie di 30 giocatori che sono

entrati nella storia nerazzurra a suon di vittorie, gol spettacolari,  prestazioni maiuscole e intuizioni geniali. Da Facchetti a Zanetti, da Picchi a Milito, da Mazzola a Meazza passando per Corso, Suarez, Zenga, Altobelli, Ronaldo, Bergomi, Eto’o, Materazzi, Matthäus, Julio Cesar e tanti altri: un racconto un po'... pazzo, come l'Inter.

Nel libro un intero capitolo è dedicato a Mario Corso, il "Re della punizione a foglia morta", che ci ha da poco lasciati.

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E' in partenza da Bari il trenino del gol

Simone Simeri sotto la curva del Bari. Credit: labaricalcio.it
Simone Simeri sotto la curva del Bari. Credit: labaricalcio.it

Nel calcio moderno, ormai basato sul fattore televisivo e dove i giocatori più in voga sono a tutti gli effetti delle aziende con il relativo marchio da sponsorizzare, anche le esultanze hanno la loro ragion d’essere. Sono, infatti, almeno sul campo da gioco, lo strumento più immediato per veicolare la propria immagine, cavalcando l’onda dei sentimenti dei tifosi nell’attimo di pura estasi ed euforia dopo un gol.

Forse ora risultano troppo costruite e mancano della giusta dose di spontaneità e sembrano così lontani i tempi in cui Filippo Inzaghi esultava ad ogni suo gol come se fosse il primo in carriera, urlando e muovendosi con gesti elettrici che sono rimasti nell’immaginario collettivo.

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"Nike, o Vittoria Alata!" Storia dello Stadio Vittoria di Bari

Vittoria è una divinità del pantheon greco-romano, creata ad esclusivo uso e consumo del popolo Italico, almeno così vuole la tradizione secondo il nostro inno nazionale. Molti non sanno, in realtà quasi nessuno direi, a parte forse a voi amici di Bari che state leggendo, è anche il secondo stadio del capoluogo pugliese. Dopo avere conosciuto assieme le peripezie edilizie e giudiziarie alle fondamenta del San Nicola, andiamo quindi a scoprire qualche fatto sullo Stadio della Vittoria.

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Il cielo è Tricolor sopra le nuvole! (Bonus Track)

Rafa Marquez, al Verona tra il 2014 e il 2016. Credit: Francesco Grigolini
Rafa Marquez, al Verona tra il 2014 e il 2016. Credit: Francesco Grigolini

Se dici Messico in Italia il calcio è forse l'ultima cosa che ti viene in mente. Innanzitutto, pensi alle fajitas e ai fagioli, i più etilisti penseranno alla Tequila e al Mezcal, se vogliamo stare nell'immaginario collettivo qualcuno penserà alle spiagge di Acapulco, i viaggi mistici col peyote o a un posto sicuro dove fuggire appena scopri che diventerai papà.

E a coloro che amano il calcio e le soundtrack dei suoi videogiochi, non resta che prendere il Microfono e cantare l’omonima canzone dei Mexican Institute of Sound rappresentanti della musica elettronica del paese Tricolor. Gruppo gagliardo e autore di canzoni di Fifa negli anni 2008 e 2010, periodo di fermento per i calciatori messicani, che a quel tempo iniziarono a diventare famosi anche in Italia.

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Alla scoperta del San Nicola di Bari: lo stadio all'italiana

Un magnifico esempio di stadio all'italiana fotografato da un drone, ai tempi in cui gli elicotteri non esistevano più - o al contrario, non lo so
Un magnifico esempio di stadio all'italiana fotografato da un drone, ai tempi in cui gli elicotteri non esistevano più - o al contrario, non lo so

Da italiani possiamo tranquillamente sentirci di dire che l’Italia è la patria del calcio, passione che condividiamo con molti altri paesi dell’Europa e del Mondo, anche se raramente con la stessa intensità. Rivali almeno ideali sono in questo senso gli inglesi. Rispetto ai quali abbiamo però una serie di concezioni tutte diverse, dal merchandise alle scommesse, passando per il tifo e, ovviamente, gli stadi.

Perché gli stadi? In Italia la quintessenza di quel calcio di provincia che non c’è più è il palcoscenico della domenica. Con l’immancabile pista di atletica in mezzo, mai usata e martoriata da torce lanciate dalla curva, lì solo ad ostacolare la vista allontanando ulteriormente il campo. In questo senso pochissime città vantano eccezioni, vedi il Ferraris di Genova. Ma anche da dire, pochissime città possono vantare non uno ma due impianti di questa matrice antica, che arriva da un’epoca dove i presidenti erano presidentissimi, italiani e non americani o cinesi, ed avevano come missione il trionfo della propria squadra, non la costruzione di nuovi impianti, cittadelle dello sport o, peggio ancora, centri commerciali. Nella speciale sezione di queste città italiane che vanno in doppio, ecco Bari.

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Ma quanto era forte il Bari alla fine degli anni 90?

Antonio Cassano e Hugo Enyinnaya: due dei talenti del Bari di fine anni 90'
Antonio Cassano e Hugo Enyinnaya: due dei talenti del Bari di fine anni 90'

Un marocchino, un sudafricano, un colombiano, un nigeriano, due svedesi ed altrettanti danesi: non è l’inizio di una barzelletta, piuttosto le prime righe della fiaba con cui l’AS Bari ha deliziato il calcio italiano tra il 1998 e il 2000.

Bari è una città con una sola squadra di calcio professionistica e questo fattore unito all'elevato numero di abitanti garantisce al club un ampio e caloroso seguito da parte dei tifosi locali.

Dalla seconda metà degli anni 50’ Bari ha mantenuto una certa presenza in Serie A, alternando annate di militanza nella massima serie ad alcuni periodi in cadetteria, pochi campionati in Serie C ed una fugace apparizione tra i dilettanti. È però dall'inizio degli anni 90’ che la squadra regala ai propri tifosi le migliori soddisfazioni, vincendo nel 1990 la Mitropa Cup contro il Genoa, primo ed unico trofeo internazionale ad oggi.

Proprio da quel momento i biancorossi hanno iniziato un decennio più che appagante, caratterizzato da numerose vittorie contro le migliori squadre italiane e da piazzamenti di tutto rispetto in campionato. E proprio perché il dolce è sempre nel fondo, gli anni migliori di questo decennio, se non addirittura del secondo mezzo secolo del Novecento sono stati quelli compresi tra il 1998 e il 2000, in cui la squadra dei galletti propose un calcio spumeggiante grazie ai suoi giovani talenti, protagonisti assoluti in squadre di alto livello nel decennio successivo.

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Il Grande Torino - Gli immortali

Il Grande Torino - Gli Immortali. Alberto Manassero, 2020 Diarkos editore
Il Grande Torino - Gli Immortali. Alberto Manassero, 2020 Diarkos editore

La storia del Grande Torino è infinita. Un paradosso, vien da dire, perché il tempo l’ha in realtà sigillata nel mito. Eppure, non è forse proprio per questo che è scrigno di ricchezza mai esaurita, offerta generosa a chi la sa avvicinare con rispettoso amore?

...In continuo equilibrio fra cronaca e commozione, partite gagliarde e debolezze umane, vagheggiati sogni e realtà crudeli, questo libro è un regalo per tutti: per i Campionissimi e per chi avrà la buona sorte di leggere. (Franco Ossola)

 

“Sono del 1926, mi chiamo Campo Torino, ma comunemente mi conoscono come stadio Filadelfia. Fila per gli amici. Ai bei tempi avevo anche un soprannome: Fossa dei Leoni. Il Toro era un ragazzo, quando mi hanno costruito. Aveva vent'anni. Era nato nel 1906, il 3 dicembre, benché potesse vantare robuste radici in quelle che furono le prime società calcistiche italiane. L’embrione del pallone tricolore”.

Si presenta così lo stadio Filadelfia, il narratore d’eccezione di Il Grande Torino - Gli Immortali, scritto da Alberto Manassero, edito da Diarkos. Manassero è giornalista sportivo da oltre trent'anni, ha cominciato a lavorare a Tuttosport nel 1992 e la sua passione per la squadra granata, che ha seguito professionalmente ogni giorno dal 1999 al 2012, lo ha portato ad addentrarsi nei meandri più nascosti ed epici di una squadra che ha scritto la storia del calcio italiano. 

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Che fine ha fatto Tulio de Melo?

11 luglio 2008: Túlio de Melo al momento della presentazione con il Palermo
11 luglio 2008: Túlio de Melo al momento della presentazione con il Palermo

Alcune primedonne sono talmente belle e desiderate che poi nessuno le sposa.

In questa sentenza attribuibile alla saggezza popolare lombarda si racchiude la vicenda personale italiana di un calciatore carneade che fu al centro di un contenzioso sportivo tra Parma e Palermo. È febbraio 2008 ed il Parma sembra avere trovato l’accordo con uno dei centravanti brasiliani più prolifici del campionato francese: Túlio de Melo. A 23 anni appena compiuti il brasiliano è libero di scegliersi una squadra per la stagione a venire, complice la scadenza del suo contratto con i francesi del Le Mans e la sua ambizione di cimentarsi in un campionato più sfidante di quello d’oltralpe.

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Coronavirus: e ora che succede ai campionati?

Il Coronavirus
Il Coronavirus

E' chiaro, in questo momento ciò che conta è semplicemente che il nostro paese riesca a superare questa terribile crisi e tutto possa tornare alla normalità!

Tuttavia, attualmente non sappiamo quanto ci vorrà. Forse un mese, due o forse di più.

Con i provvedimenti governativi delle ultime ore vengono sospese fino al 3 aprile tutte quelle attività che non sono fondamentali per la vita del paese. Giusto così.

Tra ciò che è stato sospeso ci sono anche le competizioni sportive. Dunque niente Serie A e BC.

Dal momento che in una situazione come questa, in cui ci è stato tolto (giustamente) lo svago, nei limiti del possibile, si è costretti a rimanere a casa, proviamo a ravvivare gli animi degli italiani “pallonari” cercando di rispondere a questa domanda: se tutto dovesse fermarsi definitivamente, chi vince i campionati? Come fanno le squadre italiane per le competizioni europee?

Per il momento abbiamo "panem”. Cerchiamo di dare un'alternativa al “circenses” mancante!

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Che fine ha fatto Nemanja Vidic?

Nemanja Vidic in Lazio-Inter 1-2 del 10/05/2015
Nemanja Vidic in Lazio-Inter 1-2 del 10/05/2015

Oggi parleremo di un ex calciatore serbo, Nemanja Vidic, che ha legato indissolubilmente la propria carriera alla maglia di una delle più prestigiose squadre inglesi: il Manchester United.

Di ruolo difensore centrale da difesa a quattro, Vidic è stato uno dei più solidi difensori europei dei due decenni a cavallo dell'anno 2000. In più di un'occasione il suo nome è stato annotato sui taccuini dei direttori sportivi delle squadre italiane di vertice per merito del suo carisma, del fisico prestante e delle doti aeree.

Il suo temperamento lo ha spesso portato a commettere falli eccessivi, rimediando un notevole quantitativo di cartellini.

Quando si citano gli artefici delle vittorie dell'era Ferguson al Manchester United non si può certo dimenticarsi di Vidic, che con la maglia dei Red Devils ha vinto praticamente tutto. Il finale di carriera in Serie A è stato decisamente più incolore rispetto agli anni inglesi e le sue prestazioni con la maglia dell'Inter non hanno certo rispecchiato le ottime performance degli anni precedenti.

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Che fine ha fatto Michu?

Michu veste la maglia del Napoli, in una delle sue poche presenze italiane
Michu veste la maglia del Napoli, in una delle sue poche presenze italiane

Un lontano giorno di inizio 2012, un calciatore cercava la via del successo. Il suo sogno era giocare nel campionato più ricco e prestigioso del mondo: la Premier League inglese.

Il calciatore in questione era spagnolo, di nome Miguel, ambizioso e caparbio come pochi, ma con doti di goleador di medio livello. Insomma, un calciatore come tanti.

Fino a quel giorno di quel magico anno nulla faceva presagire ad una carriera esaltante, da cannoniere capace di incantare le folle d’oltremanica. Fu così che in soccorso di Miguel Pérez Cuesta, detto Michu, si propose una fata benevola, che lo avrebbe aiutato, similmente a quanto già successo anni prima con la più nota Cenerentola. Nella nota fiaba, la ragazza voleva essere invitata al gran ballo del Principe, per innamorarsene e sposarlo. Nella vita di Michu, l’ambizione non era sposare un principe o una principessa, bensì diventare un calciatore top europeo.

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Roberto Baggio. Il Divin Codino

Lui e il suo pallone. Roby lo portava persino in bagno, a letto e giocava tutto il giorno con quella sfera così perfetta. Una passione che andava oltre qualsiasi cosa: infortuni, incomprensioni, tatticismi, denaro.

 

Pallone d'Oro nel 1993, Roberto Baggio è un campione amato da tutti, indipendentemente dai colori che ha indossato. L’unico nella storia del calcio italiano ad aver segnato in tre mondiali diversi e anche per questo il solo colore che lo rappresenta è l’azzurro della Nazionale.

Il 16 maggio 2004 accarezzava per l’ultima volta il pallone, sfiancato dagli infortuni e dalle incomprensioni con gli allenatori. Ma quello che è stato uno dei fantasisti più forti di tutti i tempi ha lasciato un vuoto che ancora avvertiamo, a livello sportivo e umano.

 

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Intervista a Giacomo Ratto, il portiere giramondo

Giacomo su una scogliera in Grecia! O a Malta? Indovinate e scrivetelo nei commenti!
Giacomo su una scogliera in Grecia! O a Malta? Indovinate e scrivetelo nei commenti!

Eccoci qui per una chiacchierata con Giacomo Ratto, calciatore non a tutti noto, nonostante abbia una pagina su Wikipedia.

Lasciamo che sia lui a raccontarci la sua storia, ma ci basti dire che - per quanto ci dicono dal dipartimento tabellini e statistiche - Giacomo è uno dei giocatori che vanta il maggior numero di paesi in cui abbia giocato.

In realtà ci risulta che a livello professionale sia tra i primatisti. Giacomo è di professione portiere e gioca attualmente a Malta.

Ecco l'intervista del nostro Riccardo Vincelli al portiere giramondo Giacomo Ratto.

 

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L'evoluzione del fantacalcio grazie alla tecnologia

In Italia il fantacalcio è considerato come il gioco più importante dopo il gioco del calcio.

Sono milioni gli appassionati che ogni anno si sfidano con i loro amici o colleghi a colpi di bonus e malus.

 

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Il mediano di Mauthausen

27 Gennaio - Giornata della Memoria

Ad Auschwitz e negli altri campi di sterminio morirono artisti, musicisti, poeti, scrittori e anche campioni dello sport. Vittorio Staccione fu uno di questi.

 

Questa è la storia di un calciatore. Ma non un calciatore qualunque. Si chiama Vittorio Staccione ed è morto a Mauthausen il 16 marzo 1945 perché antifascista. Qui l’ex mediano del Torino lascerà tutto se stesso: i successi sportivi, la gloria personale e il ricordo di un amore spezzato brutalmente da un destino ingiusto e balordo. Ingiusto e balordo come quei giorni di bombe, di miseria e di morte , ma anche di dignità e coraggio. Il libro contiene fotografie inedite dall'album della famiglia Staccione.

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Calciobidone 2019, Patrick Schick l’erede di Kalinic

Troppo controversa e ben poco soddisfacente la sua esperienza in Italia, in particolare alla Roma: parliamo di Patrick Schick, che si è appena aggiudicato a suon di voti il Calciobidone 2019, titolo a cura del portale satirico Calciobidoni.it (in collaborazione con le testate Fantacalcio.it, Delinquenti prestati al mondo del Pallone e le storiche riviste Guerin Sportivo e Calcio 2000), dopo essere giunto secondo nel 2018. L’11^ Edizione del Premio, destinato a celebrare il peggior calciatore straniero del campionato italiano, ha registrato l’ennesimo record di votazioni (ben 14.176 le preferenze espresse). L’attaccante ceco, anche quest’anno inserito nella Flop Ten dalla Giuria – che conta, tra gli altri, Ivan Zazzaroni, Xavier Jacobelli e Darwin Pastorin – ha prevalso con 2.695 voti (19% del totale).

 

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Cagliosa di Giuseppe Franza

Giovanni detto Vangò ruba motorini per conto di un carrozziere e nel tempo libero gioca a calcio nella squadra del suo quartiere: il Rione Incis Club, formazione di dilettanti iscritta al girone C della Terza Categoria provinciale napoletana. Ventidue sono le partite del torneo, e ventidue sono i capitoli del libro, attraverso cui Giovanni misura i propri limiti e il suo abbrutimento, subendo l'inutile ferocia dei compagni di squadra, l'ottusità dell'allenatore, i vincoli di un'esistenza da schiavo. 

Qualcosa sembra cambiare il giorno in cui incontra una bella giornalista sportiva, la sua nuova, impossibile ossessione. Stimolato da un sentimento inedito, il ragazzo comincia a rendersi conto di dover evolvere. Ma come? 

Sullo sfondo, prosegue il campionato della Incis, tra risse, scorrettezze, acide rivalità, figuracce e futili rivalse. Non ci sono campioni né sportivi, e ogni personaggio rivela senza vergogna la propria deficienza morale. Ciononostante, lontani dai riflettori, su campi polverosi e invasi dall'erbaccia, Giovanni e compagni combattono per resistere alla forza centrifuga del non senso, per sopravvivere a loro stessi.

Cagliosa di Giuseppe Franza (Ortica editrice) è un romanzo sociale, una celebrazione critica e spassionata del calcio di provincia e una denuncia all'abbandono delle periferie.

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Che fine ha fatto Joaquìn Larrivey?

L’Argentina, si sa, è il paese dove nascono i più grandi talenti calcistici e forse per questo, ogni volta che ne arriva uno in Italia le aspettative sono davvero alte. Purtroppo però certe volte queste aspettative non vengono soddisfatte in pieno, in quanto si tratta di vere delusioni, proprio come il protagonista di oggi. Joaquìn Larrivey, soprannominato El Bati per la sua somiglianza fisica con Batistuta  viene ricordato sicuramente più per il suo viavai al Cagliari che per i gol segnati; svolge il ruolo di prima punta ed è dotato di discrete qualità tecniche.

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Che fine ha fatto Victor Ibarbo?

Oggi parleremo di un calciatore, approdato nel mondo del calcio probabilmente grandi aspettative e finito dopo il suo momentaneo periodo di gloria nel dimenticatoio (come molti altri “finti” top player).

Nato in Colombia, Victor Ibarbo, classe 1990, pur nascendo come centrocampista spesso ricopre il ruolo di attaccante. È ben dotato fisicamente e sa difendere la palla, è capace di smistare la palla con entrambi i piedi, è abile nel gioco aereo, e possiede un discreto tiro.

Predilige giocare come seconda punta o esterno e la sua caratteristica principale è la velocità amando inserirsi negli spazi. Nonostante le sue capacità segna poco e nella sua carriera fatta di 287 presenze segna soltanto 29 gol.

 

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Dallo scudetto ad Auschwitz di Matteo Marani

«Lei conosce Arpad Weisz?» Calciatore e poi allenatore nell'Italia del regime fascista, di lui si è perduta ogni traccia. Eppure aveva vinto più di tutti all'epoca d'oro del pallone, gli anni Venti e Trenta, più di tanti tecnici acclamati oggi, vincendo scudetti e coppe, e portando al trionfo il Bologna. Sarebbe immaginabile che oggi qualcuno di loro scomparisse di colpo? A Weisz è successo, portato via dal vento tragico della storia, delle leggi razziali, della Shoah. Arpad Weisz è scomparso ad Auschwitz, la mattina del 31 gennaio 1944. Due anni prima erano entrati nella camera a gas sua moglie Elena e i suoi figli Roberto e Clara, dodici e otto anni. È un libro che commuove e indigna, che va letto tutto d’un fiato, quello di Matteo Marani. Perché è frutto di anni di ricerca scrupolosa e ossessiva per far riemergere dagli abissi del Novecento la storia di questo allenatore ebreo, divenuto prima un fantasma e poi simbolo della lotta nel calcio – e non solo – contro ogni odio e discriminazione.

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Che fine ha fatto Robert Acquafresca?

Robert Acquafresca ai tempi del Cagliari
Robert Acquafresca ai tempi del Cagliari

Il calcio italiano è pieno di giocatori con grandi potenzialità e tecnica, che hanno avuto la possibilità di diventare dei veri e propri talenti, ma per diversi motivi non hanno sfruttato l’occasione e si ritrovano adesso nel dimenticatoio.

Giocatori sballottati da una squadra all'altra alla ricerca della propria realizzazione, con grandi speranze, di cui però troppo presto non si è più sentito parlare.

Questo è, ad esempio, il caso di Robert Acquafresca: centravanti con un discreto fiuto per i gol, abile nel gioco aereo e nel movimento.

 

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Fallimento Palermo Calcio. Parla il presidente Mirri

“La nostra forza sono i tifosi. Il mio sogno? Serie B in 3 anni.”

Dopo il fallimento shock avvenuto lo scorso luglio il club rosanero riparte dalla serie D, fanno ben sperare le parole del nuovo presidente.

Sono stati infuocati i mesi estivi per la squadra siciliana, dopo le varie inchieste degli ultimi anni sono infatti emerse irregolarità nella gestione Zamparini che  hanno portato non solo alla dichiarazione di fallimento, ma l’ex patron alla sbarra in un processo per falso in bilancio e false comunicazioni sociali. Dopo queste gravi conseguenze il Palermo sta cercando di riassettarsi e di sistemare pian piano tutti i problemi a cui è dovuto andare incontro.

 

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Nominations Calciobidone 2019, ecco la lista dei Candidati al titolo

Undicesima Edizione per i Razzie Awards del calcio nostrano: è caccia all'erede di Kalinic, “vincitore” nel 2018 del sondaggio più inviso ai calciatori.

 

Il noto portale Calciobidoni.it, Blog dedicato esclusivamente ai flop e alle meteore del calcio italiano – che nel 2016 ha vinto il titolo di «Blog dell’Anno» - ha reso noto i nominativi dei Candidati all’Edizione 2019 del «Calciobidone», il sondaggio più temuto dai calciatori, inverso e contrario al Pallone d’Oro. Giunto all'11^ Edizione, il “premio” è realizzato con la collaborazione di Fantacalcio.it, portale di notizie sportive e leader per la gestione del famoso gioco, della più antica rivista sportiva al mondo, il Guerin Sportivo, della rivista Calcio 2000, fondata da Marino Bartoletti, e del sito satirico Delinquenti prestati al mondo del pallone.

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ESCLUSIVO: Qual è la formazione dei bidoni della storia della Serie A? Risponde Cristian Vitali

"Calciobidoni - Non comprate quello straniero" di Cristian Vitali, Piano B editore, 2010
"Calciobidoni - Non comprate quello straniero" di Cristian Vitali, Piano B editore, 2010

In Serie A sono presenti tanti calciatori stranieri, distinguibili tra campioni, buoni giocatori, discreti comprimari e poi ci sono loro: i bidoni. Vengono presentati al pubblico italiano come craque, i bidoni deludono le aspettative dei loro tifosi, che a loro hanno dato grande fiducia, pur spesso non conoscendoli.

La passione della Redazione di Calcio e Dintorni per il calcio passa anche per la scoperta, conoscenza ed in fondo persino per l'apprezzamento di quei calciatori che avrebbero dovuto splendere nel calcio italiano, ma che hanno fatto flop. Per meglio capire chi è un bidone, abbiamo intervistato Cristian Vitali, autore del libro Calciobidoni - Non comprate quello straniero e gli abbiamo chiesto di stilare la formazione dei bidoni stranieri all-time della Serie A. Questa formazione è unica nel suo genere ed esclusiva di Calcio e Dintorni. Grazie Cristian!

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Che fine ha fatto Carsten Jancker?

Carsten Jancker con la maglia dell'Udinese
Carsten Jancker con la maglia dell'Udinese

Il calcio è composto in prima linea da giocatori ed è giusto parlare di loro e per quanto mi/ci riguarda è altrettanto interessante ricordare i “fenomeni” di provincia, poi rivelatisi dei mediocri mestieranti una volta approdati in una big o, come in questo scritto, le meteore straniere precedute da quell'alone di venerazione in virtù dei trofei alzati all’estero. 

Nell'epoca del tiki-taka e del possesso palla portato allo stremo, del falso nueve e degli infiniti passaggi a non più di tre metri prima di varcare la linea di porta con il pallone, è quasi commuovente celebrare un esemplare in via di estinzione ma molto in auge fino almeno ad una decina di anni fa. Il centravanti di sfondamento, alla Mark Lenders per intenderci, ovvero di corporatura robusta, impossibile da avvicinare una volta che le sue lunghe leve, per dirla alla Aldo Serena, erano a pieno regime e micidiale sulle palle alte.

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Chi è il più grande bidone della Serie A di tutti i tempi? Risponde Cristian Vitali

"Calciobidoni - Non comprate quello straniero" di Cristian Vitali, Piano B editore, 2010
"Calciobidoni - Non comprate quello straniero" di Cristian Vitali, Piano B editore, 2010

In Serie A sono presenti tanti calciatori stranieri, distinguibili tra campioni, buoni giocatori, discreti comprimari e poi ci sono loro: i bidoni. Vengono presentati al pubblico italiano come craque, i bidoni deludono le aspettative dei loro tifosi, che a loro hanno dato grande fiducia, pur spesso non conoscendoli.

La passione della Redazione di Calcio e Dintorni per il calcio passa anche per la scoperta, conoscenza ed in fondo persino per l'apprezzamento di quei calciatori che avrebbero dovuto splendere nel calcio italiano, ma che hanno fatto flop. Per meglio capire chi è un bidone, abbiamo intervistato Cristian Vitali, autore del libro Calciobidoni - Non comprate quello straniero, webmaster del sito Calciobidoni, nonché grande appassionato di Serie A e tifoso di Milan e Torino. Tenetevi forte, questa intervista contiene materiale molto interessante!

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Che fine ha fatto Antonio Buscè?

Antonio Buscè, capitano dell'Empoli
Antonio Buscè, capitano dell'Empoli

Il protagonista di oggi è un giocatore che fu di media caratura ed abbastanza giramondo, con un nome che tradisce le sue origini non proprio altoatesine. Parliamo di Antonio Buscè.

Il centrocampista nasce, perché uno non nasce giocatore di calcio bensì difensore, centrocampista, attaccante o panchinaro, a Gragnano, città campana rinomata per la pasta (vi dicono nulla i paccheri di Gragnano?) ed il panuozzo, che non so cos'è ma dev'essere buonissimo ed ha un nome piacevolmente napoletano. L'alma mater di Buscè è il Sant'Aniello, squadra di Gragnano, in provincia di Napoli.

 

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Agenti e procuratori sportivi alla luce della riforma introdotta dalla Legge di Stabilità 2018

Con la legge di stabilità il legislatore, tra le altre significative disposizioni in materia di Sport ha introdotto una nuova ed organica riforma del settore degli Agenti Sportivi in Italia.

La principale novità è rappresentata dall'istituzione presso il CONI del Registro Nazionale degli Agenti Sportivi, stabilendo al contempo l’obbligatorietà dell’iscrizione in tale registro per tutti i soggetti che intendano svolgere l’attività di agente sportivo.

Tale nuova regolamentazione ha un deciso impatto soprattutto nel settore calcistico, dove da circa tre anni è in vigore una normativa che di fatto ha liberalizzato la professione di agente di calciatori.

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Chi sono i peggiori giocatori del Milan?

Si è soliti considerare il Milan come squadra fortissima e vincente, specialmente in ambito europeo.

Con il nuovo millennio, i rossoneri hanno esposto in bacheca ben due Champions League, altrettante Supercoppe Europee e due Scudetti, senza dimenticare un Mondiale per Club e una finale persa di Champions League, quella dei rigori a Istanbul. Anche se negli ultimi anni la società rossonera è stata protagonista di declino, complici i cambi societari, che non sembra aver fine,

Kakà, Inzaghi, Maldini, Shevchenko, Seedorf, Stam, Dida, Gattuso, Rivaldo, Bechkam, Pirlo sono solo alcuni dei calciatori che hanno vestito con successo la maglia milanista ed hanno contribuito a rimpinguare la già ricca bacheca di trofei del Diavolo.

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I casi Ronaldo, Guardiola e Sturaro: quando davvero può parlarsi di aggiotaggio nel calcio?

1. Introduzione

Vi ricordate la foto pubblicata sui principali quotidiani sportivi nel 1998 con raffigurati, tra gli altri, il “Mancio nazionale”, Nesta, Boksic e Nedved che alzavano la loro bombetta al cielo?

Quella pittoresca foto della rosa della Lazio, che nel successivo biennio si sarebbe laureata campione d’Italia per la seconda volta nella sua storia, annunciava la quotazione in borsa della società SS Lazio.

Quello è stato l’inizio di un percorso per le nostre squadre di calcio che dovrebbe, un domani, portare, almeno le principali “big” della serie A, ad emulare la scelta fatta dalla Lazio, appunto nel 1998, dalla Roma nel 2000 e dalla Juventus nel 2001.

Del resto, si tratta in molti casi di veri e propri “colossi finanziari” che non hanno nulla da invidiare, né per complessità aziendale né per fatturato, ad alcune multinazionali che “producono” qualcosa di tangibile.

 

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Che fine ha fatto Marko Livaja?

Dagli esordi trionfali a tinte nerazzurre al dimenticatoio del Peloponneso, passando per qualche lampo e molti episodi controversi. Si potrebbe riassumere così la carriera (ancora in corso) di Marko Livaja, uno dei tanti ragazzi d'oro della cantera interista che, dopo premesse di alto lignaggio, sono finiti e finiscono ancora a dimenarsi tra le serie minori. Come se la "Scala del calcio", cui i ragazzi della primavera vengono promessi, si trasformasse, per loro, da San Siro, ad una vera e propria scalinata, che corre però in picchiata verso il basso. Come la carriera del nostro Livaja

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Che fine ha fatto Dida?

Nelson Dida in maglia rossonera del Milan
Nelson Dida in maglia rossonera del Milan

In Brasile il calcio è lo sport principale, il più praticato e il più seguito in televisione.

La maggioranza dei giovani lo pratica fin dalla giovane età, da aree come la favela Rocinha, fino ai quartieri bene di Alto da Lapa. Tutto in Brasile trasuda di calcio e i suoi abitanti sognano di diventare come Pelé, Garrincha, Romario, Ronaldo o Neymar sin dall'infanzia.

Uno di quei ragazzi ha però scelto di emulare le gesta di un calciatore, diverso per ruolo e caratteristiche tecniche dai precedenti. Il suo esempio calcistico infatti è il portiere Taffarel (tuttora ricordato per le sue prodezze in occasione del Campionato Mondiale di Calcio del 1994, vinto dai verde-oro a discapito della nazionale di Arrigo Sacchi e Roberto Baggio), mentre il ragazzo protagonista dell'articolo è Nelson de Jesus Silva, meglio conosciuto come Dida.

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Che fine ha fatto Pablo Daniel Osvaldo?

Spesso, guardando il calcio con i nostri occhi da tifosi, non capiamo veramente cosa significhi fare parte di quel mondo.

Non riusciamo a capacitarci, accecati dall'oro e dagli allori destinati ai giocatori, che magari tutta l'attenzione mediatica, tutti i doveri cui sono sottoposti gli atleti, per quanto lautamente ricompensati ed amati, possano non piacere. Sembrerebbe sacrilego, ma invece è così; e lo dimostra la storia di Pablo Daniel Osvaldo, autore di una carriera atipica e turbolenta, conclusa, in poche e semplici parole, "per noia".

Giocatore estroso e spesso sopra le righe, con la innata passione per le rovesciate, il buon Daniel nasce a Lanùs il 12 gennaio 1986; si presenta nel calcio che conta nel 2005, con un'ottima stagione all'Huracan da 11 gol in 33 partite. Questo è il suo biglietto da visita per l'Italia.

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Che fine ha fatto Federico Macheda?

Quella di Federico Macheda - per tutti semplicemente "Kiko"- è la storia, tutta da raccontare, di uno dei più grandi prospetti mancati del nostro calcio. La storia di una vera e propria meteora, corpo celeste che, dopo l'impatto con l'atmosfera e la splendida scia, si dissolve senza lasciare traccia.

È il simbolo della bellezza incompiuta Kiko, di un'opera solo iniziata, mai finita; anzi, a dirla tutta, appena accennata. 

Federico Macheda nasce dunque il 22 agosto 1991 a Roma, città in cui esplode come giocatore sin da piccolo, entrando nelle giovanili della Lazio; lì impressiona per le sue doti, fisiche e tecniche.

"È il prototipo dell'attaccante moderno" scrivevano e scriveranno i media. Mai definizione fu più giusta, perché Kiko non diverrà mai il fenomeno che ci si aspettava, il fuoriclasse che tutti, persino un portoghese abbastanza talentuoso (detto CR7), si aspettavano dopo un'inizio con i Red Devils da Crack assoluto. Ne resterà soltanto un progetto, un prototipo, appunto.

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Calciopoli, farsa di una lunga estate

A dispetto della natura e dell’ovvio alternarsi delle stagioni, c’è una sola estate che non passa mai.

Quella del 2006, l’estate di Calciopoli. Un colpo in testa a Luciano Moggi.

Essenzialmente. Ma non solo.

Un colpo al cuore della credulità della gente.

Un colpo all'anima di una delle più importanti aziende del sistema Italia, l’azienda calcio.

Un colpo di sole della giustizia italiana, un colpo di coda delle malelingue, un colpo di scena di gossip mescolato a leggende metropolitane di varia e vasta origine.

Un corpo a corpo sudaticcio come ogni estate che si rispetti tra verità dei fatti e verità accettabile, un abbrustolito falò estivo appiccato da una improbabile comitiva di interessi convergenti spacciato per rogo epocale di streghe doc, uno scivolone di concetti come logica e diritto indietro nel tempo agli anni della forca.

Un abbaglio insomma oramai rivelatosi tale a distanza di anni ma con il suo carico di vittime collaterali.

La determinante credibilità del principale sport nostrano.

E qualche ovviamente inutile numero di esseri umani.

 

Siete curiosi di leggere il libro Calciopoli, farsa lunga un'estate? 

Prenotatelo sul sito di IBS.

Il libro sarà inoltre disponibile in tutte le librerie e negli store online a partire dal 27 settembre.

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Il nuovo Art. 25 Quaterdecies D. LGS. 231/2001 ed il nuovo Codice di Giustizia Sportiva: cosa potrebbe succedere se si verificasse una nuova Calciopoli?

Era una notte buia e tempestosa quella che colpì, nell'anno del Signore 2006, il calcio italiano. Questo, proprio nel periodo in cui la rappresentanza nazionale di quello stesso calcio (ritenuto malato) riusciva finalmente ad alzare il trofeo più importante.

Sono ormai passati esattamente tredici anni dall'estate di “Calciopoli” e lo scenario che ci troviamo davanti è davvero molto differente.

Certo, contrariamente alle aspettative di più di qualcuno, le squadre che dominano ed hanno dominato gli ultimi campionati sono sempre le stesse: quelle con più potere economico.

Anzi, sembra sempre più difficile ipotizzare una ripetizione dei favolosi risultati di Hellas Verona e Sampdoria, giusto per citare gli ultimi in ordine di tempo.

Tuttavia, qualcosa di importante è cambiato: le società di calcio sono sempre più interessate a munirsi di strumenti volti a prevenire quanto successe nel 2006 e, più in generale, la commissione di illeciti, soprattutto penali, nel loro ambito.

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Che fine ha fatto Walter Baseggio?

Il prosecco, il sogno della Serie A e un emigrante di ritorno in terra italiana (più precisamente veneta) sono gli ingredienti della storia di uno dei tanti giocatori dai piedi buoni transitati dal massimo campionato italiano.

Nel 2005 Treviso raggiunge la massima serie italiana un po’ per caso, dopo anni di trionfi in sport quali la pallavolo e basket.

Con qualche mese di ritardo rispetto all'inizio della stagione 2005-2006, Walter Baseggio firma per il Treviso Calcio, con l’obiettivo di risollevare le sorti di una stagione iniziata male da parte della squadra bianco-azzurra. I tifosi veneti, avvezzi al buon prosecco frizzante, si aspettano da Baseggio l’incarnazione del famoso vino doc di Valdobbiadene (le cui colline sono tra l'altro recentemente diventate patrimonio Unesco), aspettandosi da Walter gioco vivace ed efficacia nelle conclusioni a rete.

Il ruolo di centrocampista avanzato e il tiro potente con cui il belga viene presentato ai tifosi sono il lasciapassare per diventare il salvatore delle sorti di una squadra dove i migliori giocatori non sono ancora riusciti ad esprimersi ad alti livelli. Giocatori dal futuro importante in Serie A come Reginaldo, Dino Fava Passaro, Dossena e persino il portierone dell'Inter Samir Handanovic erano ancora talenti imberbi, pur lasciando intravvedere doti calcistiche di primo livello.

 

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Che fine ha fatto Andrea Tentoni?

Il campionato 1991-92 sicuramente non viene ricordato come uno dei più felici per i tifosi della Cremonese.

La squadra del presidente Luzzara, con in panchina il signore del colbacco Gustavo Giagnoni retrocede in serie B. In quel team giocarono giocatori che hanno comunque lasciato un segno: su tutti Michelangelo Rampulla, il primo portiere che realizzò un gol di testa su azione (Atalanta-Cremonese 1-1).

Nell’estate 1992 ci fu anche il cambio di allenatore. Come nuovo mister per una pronta risalita venne scelto Gigi Simoni da Crevalcore, protagonista nell'ultima stagione in serie C2 sulla panchina della Carrarese.

I toscani, infatti, si classificarono al 2° posto e vennero promossi in C1. La squadra che li precedette in quel girone B fu la sorprendente Vis Pesaro. Tra le fila dei biancorossi marchigiani giocava in attacco un giovanotto che impressionò positivamente il nuovo allenatore grigiorosso: tale Andrea Tentoni da Rimini, classe 1969.

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Eneas. Una storia di saudade tra Bologna e il Brasile

Sogno sempre la stessa cosa da anni

Andare in porta con il pallone tra i piedi

dopo aver dribblato anche il portiere.

Ogni tanto mi riesce,

e allora per un po’ faccio sogni diversi,

ma poi torno al vecchio sogno.

Eneas de Camargo

 

La frase con cui si apre il libro Eneas. Una storia di Saudade tra Bologna e il Brasile riassume perfettamente l'essenza della carriera di Eneas, calciatore brasiliano che nel 1980-81 disputò una sfortunata stagione nel Bologna.

Talento, amore per la famiglia e forse fin troppo attaccamento al suo Brasile, terra natia che suscitò in lui il sentimento della saudade.

Proprio a causa di questa situazione di continua nostalgia, la sua esperienza italiana non fu certo brillante, nonostante le ottime parole profuse dai tecnici, non soltanto brasiliani.

Abbiamo intervistato Carlo Alberto Cenacchi, scrittore bolognese che ha raccolto informazioni ed esperienze riguardanti la vita di Eneas e le ha pubblicate nel libro  Eneas. Una storia di Saudade tra Bologna e il Brasile.

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10 year challenge: speciale Serie A

La 10 year challenge è la moda del momento, il must virale a cui tutti i personaggi famosi hanno aderito. Anche noi abbiamo deciso di fare la nostra sfida, a colpi di dati statistici. Vi proponiamo una ten year challenge che riguarda le squadre di Serie A, analizzate dal 2009 ad oggi (25 gennaio 2019) in termini di:

  1. Partecipazioni alla Serie A
  2. Trofei italiani (scudetto, Coppa Italia, Supercoppa italiana)
  3. Partecipazioni alla coppe europee (Champions League, Coppa UEFA/Europa League)
  4. Trofei internazionali (Champions League, Coppa UEFA, Europa League).
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Christmas Match 2018: le maglie di Atalanta e Cagliari

Nel primo Boxing Day calcistico all’italiana Atalanta e Cagliari sono scese in campo con una maglia dedicata al Natale

Per gli Orobici si tratta ormai di un appuntamento fisso, il nono per la precisione visto che hanno celebrato il primo Christmas Match nel 2010.

La Dea questa volta ha deciso di utilizzare la terza maglia personalizzata con lo skyline di Bergamo e un albero di Natale stilizzato sul fronte. Sulla manica, invece, c’era la scritta “Christmas Match, Atalanta vs Juventus, 26 Dicembre 2018”.

Come vuole la tradizione della "Partita di Natale", la maglia indossata dalla squadra atalantina viene realizzata ad hoc per l'occasione e messa all'asta. Tutto il ricavato viene devoluto al Fondo Atalanta aperto dalla società presso la Fondazione della Comunità Bergamasca Onlus e dedicato ad opere di beneficenza sul territorio. 

E per il nono anno consecutivo si è rinnova la partnership con Bergamo TV: è infatti la principale emittente bergamasca ad organizzare l'asta benefica che assegna ognuna delle maglie dei giocatori della rosa nerazzurra alla disputa del match a disposizione per l'edizione 2018 dell'iniziativa. 

Anche per la maglia del "Christmas Match" 2018 è stata realizzata una Limited Edition a disposizione degli sportivi interessati all'Atalanta Store.

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