Articoli di Nadia Mungari


Suarez: colpo di mercato o protagonista di “un giorno in pretura”?

Luis Suarez: protagonista dell'intrigo del calciomercato italiano
Luis Suarez: protagonista dell'intrigo del calciomercato italiano

Già mi immagino, tra qualche anno, la presentazione del caso da parte della bravissima Roberta Petrelluzzi, conduttrice della longeva trasmissione Rai (credo ci sia da prima della mia nascita) che racconta i più famosi processi italiani, mentre introduce il curioso caso del calciatore uruguayano che aveva passato l’esame d’italiano senza sapere una parola della “lingua di Dante”.

Chiariamo: il fatto è gravissimo!

Senza trascendere nel populismo, comprendo l’indignazione di chi, per ottenere il passaporto italiano, tanto desiderato da Suarez (e non solo), ha dovuto studiare la nostra lingua per anni e, quando si è trovato a sostenere l’esame, ha dovuto faticare per ben più di mezzora.

 

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La ripresa del calcio post lockdown da Covid 19

Tra protocolli e possibili sanzioni, vediamo come devono comportarsi le nostre squadre per prevenire il contagio da Covid 19.

 

Introduzione

“Amor, ch'a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m'abbandona”

L’amore che noi italiani proviamo per il calcio è viscerale. Il “Dio pallone” è troppo importante per noi ed è stata una grande sofferenza doverci rinunciare per tre mesi!

Durante il lockdown non si faceva altro che esprimere lamentele per l’astinenza da calcio. Poi, quando si è cominciato ad ipotizzare una ripresa, l’opinione pubblica si è divisa.

C’era chi riteneva del tutto sconsiderata una possibile ripresa, in quanto il calcio è uno sport di contatto e non è possibile praticarlo nel rispetto del distanziamento sociale.

C’era chi, invece, per crisi di astinenza o, semplicemente, riconoscendo come questo sia prima di tutto “un’industria dell’intrattenimento” che, oltre a consolare gli italiani, inevitabilmente più inguaiati a causa dell’epidemia e certamente psicologicamente “segnati” dalla detenzione forzata, impiega migliaia di persone e non tutte con uno stipendio milionario, valutava positivamente l’opportunità della ripresa.

Alla fine ha prevalso quest’ultimo partito.

Certo, le paure restano, soprattutto perché le regioni dove giocano tre delle quattro contendenti ai primi posti della serie A sono le più colpite dal Covid 19. Del resto, sono in molti ad additare proprio San Siro come sede di migliaia di contagi in una magica notte di Champion’s League.

Comunque, la ripresa del campionato c’è stata e ci godremo partite “all'ultimo sangue” anche sotto l’ombrellone (ovviamente adeguatamente distanziato) e, addirittura, per Ferragosto dovremmo deliziarci con la fase finale della Coppa dalle grandi orecchie.

Stiamo attualmente vedendo, e vedremo per tutta l’estate, l’applicazione di alcune nuove regole di gioco, create ad hoc per la situazione, e, soprattutto, come per tutte le altre industrie, anche per quella calcistica stanno trovando applicazione specifiche regole anti-contagio.

Proprio queste ultime hanno generato non poche polemiche, risultando per qualcuno troppo stringenti e per altri poco attente all'elevato rischio di contagio che uno sport come il calcio presenta. E’ allora indispensabile dare un’occhiata a queste misure di sicurezza ed ai rischi che le nostre squadre corrono qualora non rispettino le regole.

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Coronavirus: e ora che succede ai campionati?

Il Coronavirus
Il Coronavirus

E' chiaro, in questo momento ciò che conta è semplicemente che il nostro paese riesca a superare questa terribile crisi e tutto possa tornare alla normalità!

Tuttavia, attualmente non sappiamo quanto ci vorrà. Forse un mese, due o forse di più.

Con i provvedimenti governativi delle ultime ore vengono sospese fino al 3 aprile tutte quelle attività che non sono fondamentali per la vita del paese. Giusto così.

Tra ciò che è stato sospeso ci sono anche le competizioni sportive. Dunque niente Serie A e BC.

Dal momento che in una situazione come questa, in cui ci è stato tolto (giustamente) lo svago, nei limiti del possibile, si è costretti a rimanere a casa, proviamo a ravvivare gli animi degli italiani “pallonari” cercando di rispondere a questa domanda: se tutto dovesse fermarsi definitivamente, chi vince i campionati? Come fanno le squadre italiane per le competizioni europee?

Per il momento abbiamo "panem”. Cerchiamo di dare un'alternativa al “circenses” mancante!

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Quello che non è stato ma poteva essere: analisi di alcuni casi di mobbing nel calcio e delle conseguenze che potevano derivare, come monito per il futuro

Si sale e si scende in questa vita! Il più delle volte scendere è facilissimo!

La parabola di molti calciatori, alcuni anche di particolare talento, ha seguito, segue e continuerà a seguire proprio questo banalissimo copione.

Un giorno sei la bandiera della tua squadra, il “capitano in pectore”, la “grande promessa”. Poi, diventi il “traditore”, il “piantagrane”, quello che vuole andare da una diretta rivale o, ancora, quello di cui la tua squadra, tanto amata, si vuole liberare perché “non rientri nei piani”.

 

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I casi Ronaldo, Guardiola e Sturaro: quando davvero può parlarsi di aggiotaggio nel calcio?

1. Introduzione

Vi ricordate la foto pubblicata sui principali quotidiani sportivi nel 1998 con raffigurati, tra gli altri, il “Mancio nazionale”, Nesta, Boksic e Nedved che alzavano la loro bombetta al cielo?

Quella pittoresca foto della rosa della Lazio, che nel successivo biennio si sarebbe laureata campione d’Italia per la seconda volta nella sua storia, annunciava la quotazione in borsa della società SS Lazio.

Quello è stato l’inizio di un percorso per le nostre squadre di calcio che dovrebbe, un domani, portare, almeno le principali “big” della serie A, ad emulare la scelta fatta dalla Lazio, appunto nel 1998, dalla Roma nel 2000 e dalla Juventus nel 2001.

Del resto, si tratta in molti casi di veri e propri “colossi finanziari” che non hanno nulla da invidiare, né per complessità aziendale né per fatturato, ad alcune multinazionali che “producono” qualcosa di tangibile.

 

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Il nuovo Art. 25 Quaterdecies D. LGS. 231/2001 ed il nuovo Codice di Giustizia Sportiva: cosa potrebbe succedere se si verificasse una nuova Calciopoli?

Era una notte buia e tempestosa quella che colpì, nell'anno del Signore 2006, il calcio italiano. Questo, proprio nel periodo in cui la rappresentanza nazionale di quello stesso calcio (ritenuto malato) riusciva finalmente ad alzare il trofeo più importante.

Sono ormai passati esattamente tredici anni dall'estate di “Calciopoli” e lo scenario che ci troviamo davanti è davvero molto differente.

Certo, contrariamente alle aspettative di più di qualcuno, le squadre che dominano ed hanno dominato gli ultimi campionati sono sempre le stesse: quelle con più potere economico.

Anzi, sembra sempre più difficile ipotizzare una ripetizione dei favolosi risultati di Hellas Verona e Sampdoria, giusto per citare gli ultimi in ordine di tempo.

Tuttavia, qualcosa di importante è cambiato: le società di calcio sono sempre più interessate a munirsi di strumenti volti a prevenire quanto successe nel 2006 e, più in generale, la commissione di illeciti, soprattutto penali, nel loro ambito.

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