E' in partenza da Bari il trenino del gol

Simone Simeri sotto la curva del Bari. Credit: labaricalcio.it
Simone Simeri sotto la curva del Bari. Credit: labaricalcio.it

Nel calcio moderno, ormai basato sul fattore televisivo e dove i giocatori più in voga sono a tutti gli effetti delle aziende con il relativo marchio da sponsorizzare, anche le esultanze hanno la loro ragion d’essere. Sono, infatti, almeno sul campo da gioco, lo strumento più immediato per veicolare la propria immagine, cavalcando l’onda dei sentimenti dei tifosi nell’attimo di pura estasi ed euforia dopo un gol.

Forse ora risultano troppo costruite e mancano della giusta dose di spontaneità e sembrano così lontani i tempi in cui Filippo Inzaghi esultava ad ogni suo gol come se fosse il primo in carriera, urlando e muovendosi con gesti elettrici che sono rimasti nell’immaginario collettivo.

 Calcio Gourmet è Media Partner di LINEA Festival
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Il Trenino al San Nicola. Credit: calciomercato.com
Il Trenino al San Nicola. Credit: calciomercato.com

L'evoluzione delle esultanze

C’è un momento storico della Serie A, a partire dalla seconda metà degli Anni ’90, in cui le esultanze passavano dall’essere banali, tutte uguali, con giocatori che si abbracciavano in maniera goffa, oppure che saltavano alzando timidamente le braccia al cielo, ad essere ricordate tra le più iconiche ed apprezzate nel tempo.

Chi non conosce l’aeroplanino di Vincenzo Montella, la mitragliata di Gabriel Batistuta, la maglietta sollevata a coprire la testa di Fabrizio Ravanelli, le mani messe dietro le orecchie di Marco Delvecchio o le acrobazie di Faustino Asprilla?

In questo contesto, nella cultura calcistica di massa, se si parla del Bari fa bella mostra di sé il “trenino” reso celebre dai calciatori biancorossi nella stagione di massimo campionato 1994/1995. Un’esultanza di certo non frutto dell’estemporaneità, sia chiaro, ma la più insolita mai vista fino a quel momento e divenuta, con il tempo, un marchio di fabbrica del club, che stava vivendo un periodo troppo incostante, caratterizzato da saliscendi tra la Serie A e la cadetteria. Ma iniziamo a contestualizzare.

 

Foto di squadra della stagione 94/95. Credit: trento2018.it
Foto di squadra della stagione 94/95. Credit: trento2018.it

La situazione ai nastri partenza

La Serie A 1994/1995 è di per sé storica con l’introduzione dei tre punti assegnati ad ogni vittoria. Una sorta di rivoluzione copernicana che porterà diverse squadre di basso rango ad andare a cercare il successo anche su campi proibitivi.

Le favorite del campionato sono il Milan che viene da tre scudetti consecutivi, la nuova Juventus di Marcello Lippi e il Parma di Nevio Scala, protagonista sui palcoscenici europei ma a cui manca l’alloro tricolore. Una fila dietro troviamo l’Inter e le due romane

Il Bari, invece, viene da un ottimo secondo posto in Serie B, a cinque lunghezze dalla corazzata Fiorentina, piazzamento che gli è valso il salto di categoria. L’allenatore è il confermato Giuseppe Materazzi che riparte dalla coppia d’attacco composta da Igor Protti e dal “Cobra” Sandro Tovalieri. Ci sono elementi di esperienza come l’ex juventino Angelo Alessio, il centrocampista brasiliano Gerson e il regista Onofrio Barone, giovani di belle speranze come il promettente difensore Amedeo Mangone, il futuro “Thuram bianco” di Bologna, Carmine Gautieri e Nicola Ventola, oltre al capitano Emiliano Bigica, Lorenzo Amoruso, che diventerà il primo capitano cattolico dei Glasgow Rangers e Gianluca Ricci, famoso anche per essere stato a fine carriera capitano del Cervia di Graziani del reality show "Campioni". Il reparto avanzato è completato dal colombiano Miguel Angel Guerrero, acquistato dall’Atlético Junior di Barranquilla, esperienza in Sudamerica e presente tra i Cafeteros ai Mondiali italiani del 1990.

 

Il colombiano Miguel Angel Guerrero. Credit: ebay.it
Il colombiano Miguel Angel Guerrero. Credit: ebay.it

Esordio del Trenino e la Scala del Calcio

E’ proprio lui l’ideatore del “trenino” che, come avrà modo di raccontare nelle diverse interviste tenute negli anni, era già stato sperimentato in Colombia e ha deciso di sdoganarlo anche nel Belpaese, non senza fatica, visti i quasi tre mesi occorsi dai compagni di squadra per capire i sincronismi.

La prima volta del trenino è in occasione di Padova - Bari, incontro vinto 0 - 2 dai Galletti. Tuttavia, l’esultanza diventa strumento di instant marketing il 16 Ottobre 1994 alla Scala del Calcio nel match contro l’Inter di Ottavio Bianchi.

Dopo settanta secondi Gautieri si invola sulla fascia destra, crossa al centro dove Beppe Bergomi respinge malamente e la palla finisce sui piedi proprio di Guerrero, che non può far altro che insaccare con un bolide sotto la traversa.

Sarà il primo dei soli due gol dell’attaccante nella sua prima esperienza barese. Il colombiano, quindi, si dirige verso la bandierina posizionandosi carponi sul manto erboso con i compagni che copiano il gesto e si mettono in fila dietro la locomotiva. Il primo trenino del Bari è partito. 

 

Ma non finisce qui, dopo quaranta minuti su un’azione fotocopia Tovalieri raddoppia di testa. Il treno riparte con il Cobra davanti a tutti.

 

La partita finirà 2 -1 per i baresi con gol della bandiera della meteora Darko Pancev nella ripresa.


 

Due settimane più tardi, il Bari strapazza al San Nicola il Genoa vincendo 4 - 1 con doppiette di Protti e Tovalieri, e va in scena nuovamente il trenino umano, per la prima volta ammirato dal vivo dal pubblico barese, impazzito per quel festeggiamento curioso e scenografico.


 

La stagione finirà con un ottimo dodicesimo posto, a quattro punti dalla zona retrocessione, con gli scalpi eccellenti anche di Lazio e Milan, battute entrambe a domicilio e con l’attaccante Sandro Tovalieri quinto marcatore del campionato con 17 gol segnati tutti su azione. 

L’impresa, però, era già compiuta, grazie a quel modo di esultare singolare che trasmette felicità, diventa virale e buca lo schermo, tanto da essere riproposta nel film del 1995 “Selvaggi” diretto dai fratelli Vanzina nella partitella giocata tra i naufraghi in spiaggia con Felice, non a caso interpretato dal barese Emilio Solfrizzi, a fare da locomotiva.

 

Un omaggio imperituro per il gesto più iconico degli Anni ’90.

 

 

Autore: Andrea Longoni

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