"Nike, o Vittoria Alata!" Storia dello Stadio Vittoria di Bari

Vittoria è una divinità del pantheon greco-romano, creata ad esclusivo uso e consumo del popolo Italico, almeno così vuole la tradizione secondo il nostro inno nazionale. Molti non sanno, in realtà quasi nessuno direi, a parte forse a voi amici di Bari che state leggendo, è anche il secondo stadio del capoluogo pugliese. Dopo avere conosciuto assieme le peripezie edilizie e giudiziarie alle fondamenta del San Nicola, andiamo quindi a scoprire qualche fatto sullo Stadio della Vittoria.

Calcio Gourmet è Media Partner di LINEA Festival
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Consiglio musicale: per gustarvi al meglio l'articolo, suggeriamo l'ascolto del brano Hübner, di Calcutta, parte della PLAYLIST UFFICIALE DI LINEA FESTIVAL.

Un ricordo al gigante buono Klas Ingesson, sempre ben voluto a Bari e Bologna, che purtroppo è volato dal campo ai cieli per una brutta malattia
Un ricordo al gigante buono Klas Ingesson, sempre ben voluto a Bari e Bologna, che purtroppo è volato dal campo ai cieli per una brutta malattia

Lo stadio vecchio

Fino al trasloco dei galletti all'Astronave di Piano, nel 1990, il Vittoria era lo stadio della Bari. Fu progettato anche esso da un famoso architetto, Vincenzo Fasolo. Quando i supporter dei biancorossi fanno le cose, le fanno per bene. Fu inaugurato nel 1934. E costò 2 milioni delle vecchie - anzi vecchissime, siamo prima della guerra - lire. Anche se ad oggi, inclusi mantenimento e ristrutturazioni, ne sarà costati una quindicina - miliardi questa volta, sempre vecchie lire. All'inaugurazione fu presente Benito Mussolini in persona; l’allora sindaco di Bari, Araldo di Crollalanza, sarebbe anch'esso diventato ministro del governo fascista. Più che sindaco dovremmo dire podestà visti gli anni, e questo signore ha un nome un po’ medievale anche, che ben si abbina.

Durante la guerra, lo stadio cadde in sofferenza e fu occupato ed addirittura bombardato. Il 4 Marzo 1945, a un mese per la Liberazione, quale ritorno migliore che un bel derby contro il Lecce, vinto 2-1? Forza #laberi.

Maratona e le sue Torri

Per rimanere in tema olimpico, che tra l’altro era uno dei marchi della dittatura, lo stadio della Vittoria fu provvisto della cosiddetta Torre di Maratona. Questa imponente struttura doveva ospitare la sala d’onore dello stadio, un sancta-sanctorum della propaganda ma anche memoriale dei caduti della precedente guerra. Molto curiosamente, vari altri stadi vennero provvisti di una Torre di Maratona, tra gli altri il Dall’Ara di Bologna. A Bologna resiste ancora, contraddistinguendo lo stadio dei rossoblu; a Bari non fu mai completata e fu infine abbattuta. E se il Vittoria non ha mai davvero visto svettare la propria torre di Maratona, ha però visto la vetta internazionale del Bari: la vittoria della Mitropa Cup, contro il Genoa. La Mitropa Cup. Il Genoa del Professor Scoglio. Quanti ricordi - e quanti blog potremmo scriverci!

 

La nave Vlora, che trasportò i migranti dall'Albania all'Italia
La nave Vlora, che trasportò i migranti dall'Albania all'Italia

Dalla Gloria alle sofferenze

Lo stadio è legato ad un periodo in cui l’Italia era la meta agognata dei cosiddetti barconi della speranza dall'Albania. Lo sbarco forse più drammatico fu quello della motonave Vlora. La nave, che era una bulk carrier, di ritorno da una spedizione fu letteralmente assaltata e l’equipaggio forzato a salpare per l’Italia. Sono anni certamente difficili dove molte persone dall'Albania, che è stata sempre un po’ cugina dell’Italia, hanno cercato sorti migliori al di là dell’Adriatico.

Ma con questo sbarco in particolare, dato l’arrivo difficoltoso e le condizioni a bordo - si parla di circa 20000 persone - si toccò il fondo. Celebri le parole del sindaco dei tempi, Enrico Dalfino, che mosso ad una comprensibile commozione, disse: “Sono persone, persone disperate. Non possono essere rispedite indietro, noi siamo la loro unica speranza.”

Anche se la gestione organizzativa fu pessima e, alla fine, la maggior parte delle persone furono riportate indietro. Il momento è ricordato anche dalla scultura “Sono Persone 8.8.1991”, in via de Fano; la frase è in codice morse, una codifica usata nella comunicazione nautica. Sono passati tanti anni, ora popoli dall'Africa e dall'Asia si sono sostituiti, ma speriamo di non perdere come Italiani la nostra voglia di aiutare chi in difficoltà, che ci viene un po’ dalla nostra cultura e storia.  Una volta quelli che sbarcavano in America eravamo noi. Abbiamo dimostrato solidarietà e fratellanza; molto più recentemente, l’Albania ha tra offerto il proprio aiuto ad un’Italia in lotta contro il coronavirus, mandando trenta medici. Al di là del gesto simbolico, l’importanza che chi è stato aiutato non dimentica ed aiuta a sua volta.

 

Lo stadio della Vittoria occupato dai migranti albanesi
Lo stadio della Vittoria occupato dai migranti albanesi

E adesso?

Dalle testimonianze dirette di persone che sono sbarcate, così come di coloro che assistettero con i primi soccorsi e la logistica, l’impatto umano fu unico: la nave dalla lontananza, stipata all'inverosimile, sembrava portare un grande carico d’uva - grappoli e grappoli di uomini e donne.

Non pochi degli sbarcati erano in condizioni sanitarie critiche, vittime di fratture, disidratazione, ferite. Molti arrivati vicino a terra saltarono direttamente in mare, anche per scappare.

20000 persone. Che cosa fare? La macchina organizzativa si era mossa qualche ora prima già, perché la nave, che doveva approdare a Brindisi, fu invitata a recarsi invece a Bari. Gli arrivati furono sistemati allo stadio Vittoria, direttamente sul terreno da gioco e gli spalti - dentro tutti. Ma fuori nessuno però: le porte vennero sbarrate da grossi camion e sorvegliate dagli agenti della polizia - si temeva ovviamente per l’ordine pubblico, così tante persone tutte assieme era un rischio. Anche perché poi era già in atto un piano per il rimpatrio di massa; solo coloro che avevano chiesto asilo politico, o erano scappati, poterono stare. Il cibo veniva lanciato da elicotteri e gru - impossibile organizzare la distribuzione agli ingressi. Dentro lo stadio inizia l’inferno.

La situazione è presa in mano da un numero di piccoli clan, che con armi improvvisate come bastoni di legno, monopolizzarono la gestione del cibo. Alcune persone vennero uccise. Varie donne riportarono violenze. Probabilmente esistono o almeno furono ai tempi registrate delle immagini di quello che accadeva sulle tribune, perché un paio di anni prima lo stadio venne dotato della videosorveglianza. Questa situazione di stallo ed occupazione del Vittoria durò più di una settimana. Inutile dire che le strutture riportarono gravi danni.

 

L’epilogo

Il nostro Vittoria, che era già dismesso, ricevette il suo colpo di grazia. Nel periodo successivo fu necessario un ampio lavoro di rimessa in ordine. La situazione fu gestita male. Sebbene da parte del comune e di molti cittadini baresi ci fu uno slancio di commozione e solidarietà, gli ordini da Roma da parte di Andreotti e Cossiga erano ben diversi: rimpatrio immediato. Le autorità mentirono sistematicamente ai profughi, confermando sarebbero stati trasferiti in altre città italiane, quando invece il ritorno era a Tirana e Durazzo. Senza contare che le condizioni allo stadio erano configurabili come una temporanea sospensione dei diritti umani.

Tra tutti gli albanesi costretti alla prigionia del Vittoria ci fu anche un italiano. Era il custode dello stadio, Luigi Roca. Una decina di anni fa lo stato gli riconobbe un indennizzo di circa 100 mila Euro, per essere stato dimenticato dalla macchina organizzativa ed avere subito furti e danneggiamenti alla propria abitazione. Un manipolo di disperati gli entro in casa, condivisa con il co-custode Nicola Trisciuzzi e la propria moglie Maria Brescia, e li minaccia per chiedere di essere nascosti nell'appartamento. I custodi hanno effettivamente subito una violazione della libertà non potendo uscire per qualche giorno.

 

 

Il Vittoria oggi

Dall'inaugurazione balilliana al dramma del Vlora passando per il calcio anni 80' coronato da una Mitropa della Bari, lo stadio ne ha viste di tutti i colori. Proprio per il suo pregio architettonico, degno fratello del San Nicola, si contraddistingue dagli stadi minori di provincia, e merita per questo una menzione d’onore dal nostro staff, come prelibatezza calcistica.

Ai giorni nostri lo stadio è in uso per concerti e match di rugby. Se al pallone di cuoio è stata preferita la palla ovale, e Cremonini canta dove gli allenatori del Bari urlavano ai loro giocatori di correre, beh questo è nella natura delle cose. Che sia per il meglio o non troppo, i nostri lettori diranno la loro!

 

Autore: Riccardo Vincelli

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