Intervista ad Alberto Zanichelli, autore di "Storie del Calcio - Viaggio nella storia della Nazionale Italiana"

Storie del Calcio - Viaggio nella storia della Nazionale italiana. Alberto Zanichelli (2020)
Storie del Calcio - Viaggio nella storia della Nazionale italiana. Alberto Zanichelli (2020)

Fin dalla sua istituzione la Nazionale di Calcio è l'elemento che più riesce ad unire l'Italia e che spesso aiuta gli italiani ad evadere dai problemi quotidiani. Le competizioni internazionali ed in particolar modo i Mondiali garantiscono l'esaltazione di calciatori ed allenatori capaci di portare la Nazionale nell'Olimpo del calcio, così come di deludere ed arrabbiare l'intera nazione in seguito a débacle clamorose.

Abbiamo intervistato Alberto Zanichelli, autore del libro Storie del Calcio - Viaggio nella storia della Nazionale italiana, in cui ci narra con passione ed alcuni curiosi retroscena personali, la storia degli azzurri nei Mondiali dal 1962 al 2006, con un interessante spunto finale relativo ad altri sport in Italia.

 

Buongiorno Alberto, nel suo libro “Storie del Calcio – Viaggio nella storia della Nazionale Italiana", si narrano le vicende della Nazionale italiana nel mezzo secolo iniziato con il violento mondiale cileno e conclusosi con il trionfo azzurro di Germania 2006. Nello scrivere il libro, a quale di questi mondiali si è sentito più legato dal punto di vista emotivo?

Dal punto di vista emotivo mi sento sicuramente più legato al Mondiale del 2006, probabilmente perché è quello più recente e quello vissuto più intensamente. A tuttora rileggendo il mio libro rivivo l’emozione di quei momenti ancora vivi nella memoria. Mi sento comunque legato anche a quello del 1982, l’altra vittoria, quella più inaspettata, anche perché abbiamo dovuto affrontare e battere Argentina e Brasile, partendo da sfavoriti e posso garantire che nessuno avrebbe mai scommesso su di noi.

 

José Altafini e Omar Sivori: due dei più celebri oriundi della nazionale italiana
José Altafini e Omar Sivori: due dei più celebri oriundi della nazionale italiana

In seguito alla figuraccia contro la Corea del Nord, la FIGC decise di impedire l’acquisto di calciatori stranieri. Ritiene che fu proprio per merito di quella scelta che l’Italia tornò a rivestire un ruolo di nazione vincente a livello europeo e mondiale?

Penso di sì o almeno in buona parte è stato così. All'epoca eravamo carenti in alcuni ruoli, occupati prevalentemente da stranieri. Faccio un esempio: sulla fascia destra i migliori erano certamente Hamrin e Jair, mentre stentavamo a trovare un giocatore italiano a quel livello. Nel momento in cui l’Inter ha potuto dare più spazio a Domenghini, anche l’Italia ne ha tratto vantaggio e Domenghini è stato uno dei protagonisti dell’Europeo 1968 e dei Mondiali 1970.

 

Mazzola-Rivera (1970), Baggio-Del Piero (1998), Totti-Del Piero (2006): per quale motivo i Commissari Tecnici della Nazionale Italiana non sono riusciti a far convivere nella formazione titolare entrambi i protagonisti di questi dualismi?

È una domanda che mi sono spesso fatto anch'io. Per quanto riguarda il 1970, direi che c’è stata anche una buona dose di geopolitica. Fin dalle convocazioni si discuteva di quanti giocatori dell’Inter o del Milan dovessero essere convocati e quanti ne dovessero scendere in campo. Credo che spesso giochi anche un po' di timore nel mettere in campo più di un leader. Ognuno di questi giocatori pretende il suo spazio che a volte si sovrappone a quello dell’altro. Io però sono sempre stato dell’idea che i fuoriclasse sanno cosa fare e quando li abbiamo perché non utilizzarli? Nel calcio credo che ci sia ancora posto per la fantasia, addirittura bisogno, a scapito del tatticismo. A proposito di Baggio, Maurizio Mosca diceva che andava messo in campo a prescindere e negli anni 90' come dargli torto?

 

Gli oriundi sono stati una grande risorsa per la Nazionale nei primi mondiali. L’esperienza portata da campioni del mondo con altre rappresentative, quali Altafini e Schiaffino ha risolto alcune debolezze azzurre nei Mondiali. Come mai gli oriundi convocati in nazionale nel nuovo millennio non si sono finora mai dimostrati decisivi per le sorti della squadra azzurra?

Gli oriundi degli anni 30' erano già dei campioni affermati quando sono arrivati in Italia. Al giorno d’oggi invece vedo dei buoni giocatori, magari anche ottimi giocatori, ma non dei fuoriclasse. Negli anni 2000, in parte ci si è fatti trasportare anche dalla moda, visto che lo facevano le altre nazionali. Ritengo che l’unico determinante sia stato Camoranesi, mi piace come gioca Jorginho, ma per il resto direi che sono giocatori che ci danno solo la possibilità di una scelta in più.

 

Messi, Icardi e Dybala: origini italiane e "mancati" oriundi per la Nazionale Italiana
Messi, Icardi e Dybala: origini italiane e "mancati" oriundi per la Nazionale Italiana

Al netto delle regole attuali della FIFA, quali giocatori di origini italiane che giocano in una nazionale diversa dalla nostra, naturalizzerebbe?

Di sicuro il primo che viene in mente è Mauro Icardi. Nel suo momento migliore all'Inter credo anche che gli sia stata fatta la proposta. Visto che negli ultimi tempi ci sono evidenti carenze in avanti e pochi gol, forse qualche problema ce lo avrebbe risolto. Un altro che avrei visto volentieri in azzurro è Paulo Dybala, in parte per gli stessi motivi di Icardi, ma non solo, visto che è uno che fa molto movimento. Riferendomi al passato avrei visto bene in nazionale Vincenzo Scifo anche perché mi piacciono molto quei giocatori che sanno prevedere l’azione successiva, un Pirlo ante litteram, per intenderci. 

 

In Calcio Gourmet siamo soliti paragonare aspetti calcistici con altri appartenenti al mondo culinario. A quale pietanza paragonerebbe la Nazionale italiana negli anni trattati nel libro?

Visto che mi occupo anche di turismo enogastronomico, la domanda è appropriata. Per quanto riguarda la Nazionale del 2006, mi viene in mente il mio piatto preferito, tipico del mio territorio: i tortelli d’erbetta. L’amalgama di quella squadra assomiglia molto a quello che si ottiene nell'impasto e nell'esaltazione di tutti i sapori che contiene.

Quella dell’82 potrebbe essere un dolce, magari un profiterole o una sacher torte, (si vede molto che mi piace la cioccolata?), perché il bello viene alla fine, come è stato in Spagna. Purtroppo, succede anche che la pasta si scuocia come nel 1962 o peggio nel 1966.

 

Autore: Gianmaria Borgonovo

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