Intervista al Cacciatore di Stadi - Just Married Edition

Abbiamo incontrato di nuovo Federico Roccio, il primatista italiano di "groundhopping", convolato a nozze con Eleonora lo scorso settembre e freschi di rientro dalla luna di miele.

Nel finale della nostra prima intervista, aveva anticipato quello che si erano immaginati per il loro viaggio di nozze.

Ovviamente, e soprattutto, a tema calcistico.

Essendo di parola e di buona memoria, lo abbiamo ricontattato per farci raccontare l'ultima esperienza.  

- Ciao Federico, quando nella nostra prima intervista ci avevi anticipato che il tuo viaggio di nozze sarebbe stato a Buenos Aires avevamo già immaginato che non avresti perso l’occasione per visitare qualche stadio. Quanto ha condizionato la tua passione per il “groundhopping” nella scelta della destinazione? 

Ho sempre immaginato di trascorrere la mia luna di miele nei Caraibi. Solo io e mia moglie in un paradiso romantico. Bianche spiagge sabbiose, mare cristallino. Ma di certo non era quello che sognavo. Così i cocktail esotici si sono trasformati in birra Quilmes in bicchieri di plastica, la sabbie di Aruba, Barbados o Bahamas sono diventate l’erba de La Bombonera, del Cilindro e del Nuevo Gasomètro. Il nostro sogno era quello di vedere una partita del Boca Juniors e lo abbiamo realizzato. È stato un viaggio incredibile, straordinario. Un mix perfetto tra tutto quello che entrambi immaginavamo: mare, montagna, città, calcio, birra, insomma, il viaggio più bello della nostra vita.

 

- Uno studio rivela che Buenos Aires è la città con più impianti sportivi al mondo, un contenitore di 13 milioni di abitanti in cui gli stadi con più di 10 mila posti sono a sedere sono addirittura 36. Per chi non ha seguito il vostro viaggio sui social, è stato un piacevole tour de force. A quante partite hai potuto assistere nella capitale argentina?

Buenos Aires è qualcosa di pazzesco, tutto ruota attorno al football. Proprio questa passione presente nella capitale argentina, mi sta dando gli stimoli e la voglia per scrivere un altro libro. Qui, siamo riusciti a visitare ben 17 stadi riuscendo ad assistere a 8 partite: Huracan - Atletico Nacional, Banfield - Aldosivi, Argentinos Juniors - Patronato, San Lorenzo - Racing, Independiente - Gimnasia La Plata, Boca Juniors - Godoy Cruz, Racing - Newell’s Old Boys, Defensa y Justicia - Santos. Tutte tra Superliga Argentina, Copa Sudamericana e Copa Libertadores.

 

- Una domanda a parte merita lo stadio Alberto José Armando, noto soprattutto come La Bombonera, la casa del Boca Juniors. Che esperienza è stata? Quale escamotage hai trovato per entrare, visto che per gli stessi argentini non abbonati è praticamente impossibile accedervi? Infine, ma è vero che “La Bombonera no tiembla, late”?

Confermo. La Bombonera è il cuore del calcio sudamericano e non, e può solo battere. È stato qualcosa di unico, di pazzesco. Non nego di aver pianto quando sono entrato per la prima volta. Entrare è stato difficilissimo, adesso è ancora più dura visto che con l’arrivo di Riquelme, nuovo presidente, non sono più ben accetti gli stranieri. Fino all’ultimo secondo ho pensato di non riuscire a vedere un match, ma alla fine ce l’abbiamo fatta.

 

- Gli acerrimi rivali degli Xeneizes sono i Millionarios del River Plate. Come mai nel tuo saltare da uno stadio all’altro manca il Monumental? Forse un impianto troppo europeo per gli standard sudamericani?

In realtà non manca, visto che siamo comunque riusciti a fare il tour dello stadio. È stata solo una questione di calendario, noi volevamo fortemente vedere a tutti i costi una partita a La Bombonera e il weekend successivo quando il River ha giocato in casa eravamo a Ushuaia. Se avessero fatto l’anticipo al venerdì sera, sicuramente saremmo andati a vedere anche una partita, invece ci siamo dovuti accontentare di Racing - Newell’s Old Boys nel Cilindro di Avellaneda, non male comunque.

 

- Il vostro viaggio è iniziato a Madrid, dove hai potuto assistere all’andata degli ottavi di Champions League tra Atletico e Liverpool al Wanda Metropolitano che nel 2018 è stato premiato come “Migliore stadio” agli WFS Industry Awards. A questo proposito, quali sono le differenze “tra i due mondi”? Tra il modo di “vivere” gli stadi salotto europei che, televisivamente parlando, sono tutti uguali e gli impianti “vecchio stile” sudamericani? 

Non c’è paragone. Preferisco di gran lunga tutti i vecchi impianti, sono molto più romantici. Dal Boleyn Ground di Londra, l’Olympiastadion di Monaco di Baviera o il De Gerland di Lione. Come atmosfera nulla a che vedere con gli impianti moderni. Lo stesso confronto tra una partita al Wanda Metropolitano e una partita al vecchio Calderon. Sicuramente il primo è una bomba, impianto a dir poco stupendo, ma non è paragonabile con il fascino che aveva il Vicente Calderon, era un catino. A Buenos Aires è tutto o quasi come era un tempo, domina la passione non il business. Il calcio è ancora della gente.

 

- Ad un certo punto avete attraversato il Rio de la Plata andando a Montevideo in Uruguay, tra i cugini rivali degli argentini. Com’è il livello del calcio locale?

A dir poco fatiscente. La prima partita che abbiamo visto è stata River Plate de Montevideo - Atletico Grau, una partita di Copa Sudamericana (la nostra Europa League). A fine primo tempo abbiamo abbandonato gli spalti preferendo di gran lunga una bella grigliata di asado. Abbiamo visto anche Torque - Fenix e Liverpool de Montevideo - Llaneros. Ripeto, meglio di gran lunga le grigliate di carne e la birra Patricia.

 

- Ora che hai toccato con mano il calcio sudamericano, qual è lo stadio più a sud dell’emisfero australe che hai visitato? Esiste un top e un flop, lo stadio più “caldo” e il meno passionale?

Lo stadio più a sud è stato ad Ushuaia, che di fatto è la città più australe del mondo. All’Estadio Municipal Hugo Lumbreras abbiamo potuto assistere addirittura a tre partite (o meglio tre spezzoni). Sì perché essendo l’unico stadio della città, tutta la Liga Ushuaiense gioca qui, alternando partite su tre giorni ogni due ore. I due stadi più passionali al mondo per me rimangono Celtic Park e La Bombonera. Il meno non lo giudico visto che comunque vivo anche partite di basse categorie dove per forza di cose c’è molto meno seguito (vedi per esempio la Liga Ushuaiense o il calcio uruguagio).

 

- Un pensiero doveroso a tua moglie Eleonora. E’ stato difficile coniugare la luna di miele con gli “impegni” del groundhopper?

Assolutamente no. A parte il fatto che senza affidarmi a nessuna agenzia di viaggi, sono riuscito ad organizzare tutto perfettamente, compresa la bellissima escursione in Patagonia. Poi sarà il mio carattere, ma con me sicuramente non ci si può annoiare, anche perché, come ho sempre detto, non sono il tipo che entra dentro uno stadio e si fissa a guardare una partita. Il secondo giorno abbiamo conosciuto Claudio un ragazzo argentino, che ci ha tenuto compagnia per due settimane insieme a sua figlia Sofia, accompagnandoci non solo in tutti gli stadi, ma anche per pub, ristoranti, attrazioni, musei. Insomma, ricorderò per tutta la vita l’ospitalità e l’accoglienza del popolo argentino.

- Abbiamo visto che sei diventato un "personaggio" e che la vostra storia è stata raccontata dalla tv locale e pochi giorni fa è stata riportata anche dal sito della FIFA. Se siamo aggiornati sei a quota 600 stadi ora. Quali sono i tuoi obiettivi futuri per consolidare il primato di groundhopper italiano?

Per essere esatti 603. L’ultimo giorno prima di partire abbiamo visitato i tre impianti più importanti di La Plata (Estudiantes, Gimnasia e lo stadio della città dove giocheranno la Copa America). Per il momento visto anche il periodo che stiamo vivendo non ho obiettivi futuri, anche perché ora sono sposato. Viaggio di nozze a parte, ultimamente è stato davvero difficile organizzare qualche tour (dalla finale di Baku dello scorso maggio, sono riuscito solo a dicembre ad andare a vedere il derby Mainz – Eintracht Francoforte). Non nego comunque che uno dei prossimi obiettivi sarà il Mondiale in Qatar del 2022. Ci sarà da divertirsi.

 

- Sai che con il nostro hashtag #CalcioGourmet siamo soliti paragonare aspetti calcistici con altri appartenenti al mondo culinario. Qual è il menu pre o post partita tipico argentino che più hai apprezzato? 

Risposta scontata: asado alla griglia e birra Quilmes.

 

Autore: Andrea Longoni

Scrivi commento

Commenti: 0