La svastica sulla maglia della Fiorentina 1992/1993

Questa volta prendo spunto dall’ultima partita della Nazionale delle qualificazioni agli Europei del 2016 in Francia per dispensare pillole calciofile. In occasione della gara giocata contro la Croazia a Spalato molti si ricorderanno che sul campo di gioco dello stadio Poljud, a interrompere le linee regolari dell’erba, c’era una svastica. Nella metà campo nella quale gli azzurri hanno attaccato nel primo tempo, è comparso infatti sull'erba un inequivocabile simbolo nazista, alla vista non chiaro se con un taglio d'erba in controverso o con una pittura che ha seccato l'erba. Fatto sta che nell'intervallo alcuni inservienti sono entrati in campo gettando zolle d'erba sulla traccia, perché dall'alto il segno non fosse riconoscibile.

Ecco, partendo da questo e aiutato da frequenti quanto puntuali reminiscenze pallonare mi è sovvenuto quando capitò una situazione simile in Italia, non su un campo da gioco, bensì su una divisa da trasferta di una squadra di Serie A.

Correva la stagione 1992/1993 e, dati alla mano, quella vissuta dalla Fiorentina fu una stagione veramente da dimenticare, partita però con buone prospettive e discreti acquisti: Effenberg, nazionale tedesco che alzerà nel cielo di Milano da capitano una Champions con il Bayern Monaco, Laudrup, fresco vincitore dell'Europeo con la Danimarca, e il funambolico Baiano dal Foggia su tutti.

L'organico è sicuramente da zona Uefa, ma la squadra non decolla, stenta. Come sempre a pagare per primo è l'allenatore, e infatti viene licenziato il nostro caro (per i tifosi biancorossi monzesi) Gigi Radice da Cesano Maderno, sostituito con Aldo Agroppi, ma i risultati non migliorano. Per cercare di dare una scossa, nuovo cambio in panchina ma la coppia Chiarugi - Antognoni non riuscirà a dare vigore ad una squadra ormai spenta e quasi rassegnata.

Arriverà una triste retrocessione in Serie B all'ultima giornata e per differenza reti, nonostante una larga vittoria contro il Foggia nell'ultima gara casalinga.

Per quanto riguarda le divise da gioco, era l’anno per intenderci dell’approdo dell’ormai nostalgico main sponsor 7 Up, ma come detto passerà alla storia per lo spinoso caso della maglia da trasferta prodotta da Lotto. Balzò agli onori delle cronache per la grafica in diverse tonalità di viola che ricopriva le maniche e la parte superiore, formando fatalmente un’involontaria moltitudine di svastiche. 

A prima vista dal design geometrico emerge una certa confusione di linee spezzate e sfumature difficile da decifrare, tipica degli anni ’90, decennio in cui i primi designer erano sotto effetto di acidi e droghe sintetiche. Guardando nel dettaglio e isolandone singole componenti, appaiono però inequivocabilmente decine di svastiche sparse tra spalle, petto e maniche.

 

Tutto ciò non passò inosservato per molto. Il polverone si sollevò a fine novembre ’92, dopo due trasferte consecutive in cui la Fiorentina giocò in bianco a Brescia e Napoli. Tutto nacque da una lettera scritta da un lettore al quotidiano L’Unità, nella quale veniva segnalato lo sconcerto conseguente a tale scoperta, subito collegato ad un tema molto in voga in quel periodo ma sempre attuale: razzismo e simbologie filonaziste nelle curve. Ma non fu solo L’Unità ad occuparsi del caso.

Il Corriere della Sera, infatti, riprese la questione e scrisse il seguente articolo: “Sotto accusa la divisa da trasferta della Fiorentina, bianca per la quasi totalità , ma viola e nera nella parte superiore. Viola come il colore classico della società toscana, nera come le “greche” che disegnano curiosi decori. Qui sta il punto. Quei decori hanno qualcosa di sinistro: assomigliano a svastiche, anzi sono vere e proprie svastiche. Piccole, forse impercettibili allo sguardo distratto, certo impercettibili agli occhi lontani dei tifosi seduti in tribuna e comunque attenti ad altri particolari. Ma la cosa non è sfuggita a un attento lettore dell’Unità, attento e certo suggestionato dal ritorno sulle scene europee dell’incubo nazista e dallo sventolio funesto di vergognose bandiere sugli spalti di alcuni stadi italiani. Guardando lì , intorno alle spalle di Batistuta, Laudrup e Carobbi, il lettore scopre il disegnino della croce uncinata, frutto della sovrapposizione di elementi decorativi modulari: il gergo tecnico dei fabbricanti di maglie, in questi ultimi anni impegnati in una corsa all’arabesco più ardito, aiuta a capire ma non a cancellare lo stupore per un effetto ottico onestamente sgradevole, anche se involontario. 

Colpa di chi, allora? Del computer, che ha assemblato i disegnini secondo un procedimento casuale, affidato a canoni estetici molto in voga in questi ultimi anni: basti pensare agli effetti cromatici della maglia della nazionale olandese, tutta giocata sulle tonalità dell’arancione, o ai disegni geometrici che ormai compaiono su molte divise sociali.”

 

Come una soap opera sudamericana o come accade nel salotto trash di Barbara D’Urso, monta il caso e la risposta di Fiorentina e Lotto non si fa attendere, e di comune accordo stendono un comunicato in cui si dissociano dalla volontarietà, a loro affibbiata dai media, di promuovere l’ideologia nazista ma che si trattava di un casuale e fortuito effetto ottico. Inoltre, per evitare ulteriori equivoci, la Fiorentina e la Lotto hanno comunque successivamente deciso di cessare immediatamente l’uso delle maglie in questione.

 

Quelle maglie, tanto discusse, furono quindi prontamente ritirate e sostituite con una versione molto basic: una casacca completamente bianca con sottili finiture viola di bordi e colletto.

La Fiorentina eliminò drasticamente quel modello controverso.

Ma quella grafica contorta vide inspiegabilmente la luce in seguito. E sempre ad opera di Lotto.

Ma il fatto sconcertante è che ciò avvenne nel paese per ovvi motivi più lontano dalla concezione politica di una svastica: in Israele, sulle maglie del Maccabi Haifa. Ovviamente con le opportune modifiche del caso, infatti le “greche” furono ritoccate quel tanto che basta per non formare delle estremamente inopportune svastiche.

Della serie “errare è umano, ma perseverare è diabolico”.

 

Autore: Andrea Longoni

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