Intervista a Giacomo Ratto, il portiere giramondo

Giacomo su una scogliera in Grecia! O a Malta? Indovinate e scrivetelo nei commenti!
Giacomo su una scogliera in Grecia! O a Malta? Indovinate e scrivetelo nei commenti!

Eccoci qui per una chiacchierata con Giacomo Ratto, calciatore non a tutti noto, nonostante abbia una pagina su Wikipedia.

Lasciamo che sia lui a raccontarci la sua storia, ma ci basti dire che - per quanto ci dicono dal dipartimento tabellini e statistiche - Giacomo è uno dei giocatori che vanta il maggior numero di paesi in cui abbia giocato.

In realtà ci risulta che a livello professionale sia tra i primatisti. Giacomo è di professione portiere e gioca attualmente a Malta.

Ecco l'intervista del nostro Riccardo Vincelli al portiere giramondo Giacomo Ratto.

 

Parlaci di te in breve, tracciando tua breve biografia: inizi tra Italia e Svizzera e vita personale!

Ho iniziato la mia carriera calcistica nelle giovanili dell'US Bosto, per poi essere prelevato nella stagione 99/00 dal Varese FC allora in Serie C1. Dopo la mia permanenza a Varese è stato un girovagare tra campi di provincia di Promozione ed Eccellenza (Tradate FC, Luino FBC, Malnatese ASD, Leggiuno ASD, UP Gavirate Calcio, ASD Morazzone) sempre nella provincia di Varese, un po' per colpa mia, poiché rifiutai la Castellettese in serie D all'età di vent'anni dopo una grande stagione a Luino in Promozione (vincemmo i playoff e salimmo in Eccellenza), un po' perché quando ti etichettano come giocatore di X categorie il far bene non è sufficiente per fare un salto importante.

In Svizzera giocai in seconda Lega nell'AS Castello nella stagione 2010-2011, alla fine della stagione i dirigenti provarono a farmi salire di categoria, mettendomi in contatto con il Mendrisio in Prima Lega. Feci il pre-stagione e disputai una grande gara con il Locarno che militava in B (giocavano Sadiku, Rap ed altri giocatori che oggi troviamo in campionati di livello); mi venne proposto a fine gara di andare in prestito a Vedeggio (seconda divisione interregionale) ma non trovai l'accordo con il club, quindi tornai in Italia.

 

Sono un ragazzo di 33 anni, nato e sempre vissuto a Varese, convivo dal 2008 con la mia ragazza Chiara, conosciuta quando il calcio era ancora un hobby, nonostante la distanza ci unisce un legame fortissimo.

 

Italian Pride… in Islanda!
Italian Pride… in Islanda!

 

Com'è iniziata la tua carriera internazionale? Per scelta o curiosità? In pratica, cosa ti ha spinto?

La carriera internazionale vera e propria nasce a fine 2012. Stavo giocando in una squadra dilettantistica di Varese, il Leggiuno, dove trovai un preparatore dei portieri molto valido, sia a livello tecnico (cambiò il mio modo di interpretare il ruolo) ed umano, Andrea Callegarini.

Venivo da una stagione non molto positiva nel 2011/2012, il rientro dalla Svizzera mi aveva un po' demotivato e la morte di mio nonno al quale ero molto legato mi destabilizzò molto, però Andrea riuscì a tirare fuori il meglio di me. Mi "riattivò" mentalmente e i risultati erano visibili in campo, secondo lui avevo qualità da Lega Pro, fu lì che verso novembre decidetti di provare a fare un salto qualitativo, ed iniziai a inviare mail con curriculum e clip video a squadre maltesi.

Chi mi aiutò fu Mario Muscat, ex leggenda del calcio maltese e proprietario di una scuola portieri. Gli inviai il mio materiale chiedendo una mano e fu così che il 22 dicembre 2012 mi disse che un club era interessato. Il 26 dicembre mi chiamò il segretario del SK Victoria Wanderers (mio club attuale) dell'allora Melita First Division (Top Division a Gozo). Trovammo l'accordo ed il 3/01/13 ero già a Malta per iniziare una nuova avventura.

Per riassumere, ciò che mi ha spinto è stata la passione per questo sport e comunque la determinazione di dimostrare a me stesso che "io" potevo farcela, perché ho sempre saputo di avere delle qualità, purtroppo per scelte sbagliate ho dovuto fare un "giro" più lungo e scegliere una strada differente.

 

E questa è la figurina di Giacomo in Bulgaria? O Grecia? Forse Mongolia? Scrivetelo!
E questa è la figurina di Giacomo in Bulgaria? O Grecia? Forse Mongolia? Scrivetelo!

In quale dei paesi che hai visitato ti sei trovato meglio dal punto di vista calcistico? E da quello extracalcistico?

Ho sempre cercato di adattarmi in tutti i paesi dove sono stato allo stile di vita, però devo dire che per qualità di vita Malta e Grecia penso che siano i posti dove meglio mi sono trovato. Anche ad Ulaanbaatar (ndr Mongolia) si viveva bene ed in Nicaragua pure, bene o male ho trovato cose positive ovunque.

Per quanto riguarda il calcio, mi ha sorpreso il livello in Mongolia una volta iniziata la competizione, poi complessivamente Malta e Grecia hanno un buon livello calcistico, infine seppur con deficienze tattiche in Nicaragua e Panama c'è un buon livello individuale.

 

Come te la sei cavata con il cibo nei paesi remoti? Qual è la cosa più strana che hai assaggiato? C’è qualche piatto che hai apprezzato particolarmente o che recuperi ancora oggi che sei tornato nel Mediterraneo?

Con la cucina mi sono sempre trovato abbastanza bene. In Nicaragua sinceramente ero un po' stufo di mangiare riso e pollo, però fa parte della cultura di li.

La cosa più strana che ho mangiato? Sinceramente non saprei, ho mangiato spesso piatti locali in ogni parte del globo dove ho giocato, ma mai nessun animale strano, chissà in Mongolia quando sono andato a cena con la squadra in un ristorante mongolo, ricevere la grigliata mongola con carne di montone ed avere la testa nel vassoio centrale (carne ovviamente della testa da mangiare) è stato quantomeno strano. In generale ho quasi sempre provato ed apprezzato le pietanze locali.

No, non ho mai riproposto cibi dei paesi dove sono stato, in generale quando cucino, preparo pietanze italiane.

 

Giacomo Ratto al Suva FC
Giacomo Ratto al Suva FC

Durante le tue esperienze all'estero, hai riscontrato difficoltà nel comunicare coi tuoi compagni di squadra? Lontano dai luoghi comuni ovviamente, ma pensiamo a paesi asiatici continentali come la Mongolia dove forse l’inglese non è praticatissimo?

Dove ho riscontrato problemi di comunicazione, soprattutto all'inizio è stata la Mongolia. Pochi dei miei compagni parlavano inglese, sia i mongoli che i russi, quindi inizialmente quando non arrivavamo a capirci a parole ci arrivavamo a gesti. In generale nel paese però l'inglese sta prendendo abbastanza piede, anche per una apertura generale del paese verso l'estero e lo straniero.

In campo ho insegnato due o 3 parole chiave in modo da capirci ed ho anche imparato qualche parola in mongolo che poi mi serviva per esempio quando mi muovevo in taxi (destra, sinistra, dritto...).

Negli altri paesi ho parlato in inglese o spagnolo che sono le altre due lingue che parlo oltre all'Italiano ovviamente.

 

Ti vedresti anche allenatore all'estero? D’altra parte chi meglio di te! E possiamo vedere il calcio estero cosiddetto minore tanto minore non lo è più - pensiamo allo sforzo dell’Islanda agli scorsi Mondiali o all'esperienza di Stramaccioni all'Esteghal.

mi vedrei come allenatore all'estero, tra le altre cose quando appenderò guanti e scarpe al fatidico chiodo intraprenderò la carriera da Head Coach.

La mia carriera calcistica ad un certo punto si è un po' ispirata a quella di Bora Milutinovic (ruoli diversi ma comunque tante cose in comune), un giramondo della panchina. In futuro mi vedo ad allenare all'estero. Il mio sogno è quello di allenare la squadra che tifo, ovvero il Deportivo La Coruña, vorrei riuscire a raggiungere i massimi livelli come allenatore, e spero di farcela.

Per rimanere sul calcio giocato ti assicuro che giocare fuori paese è molto difficile.

  1. Il primo punto è che sei straniero, quindi devi rendere sempre e comunque, se la squadra perde sei tu il primo ad essere messo sul banco degli imputati.
  2. Secondo punto è che sei pagato più dei locali per giocare, quindi devi rendere, i tifosi ed i dirigenti si aspettano che tu faccia la differenza in quanto straniero e se non rendi ti mandano via, non ti aspettano.
  3. Ultimo e terzo punto è che comunque avendo giocato quasi sempre nelle massime serie dove sono stato ti confronti con i migliori giocatori locali, molti nazionali, e stranieri che hanno curriculum molto buoni, nessun campionato dove sono stato si può paragonare ad una categoria inferiore della D come contesto generale.

Purtroppo il problema in Italia è che pensiamo che il calcio di livello esista solo qui ed in 3/4 paesi, che il resto sia promozione eccellenza o prima categoria. Non abbiamo cultura in questo, cosa che invece c'è in Spagna dove esportano giocatori in campionati di paesi asiatici e non solo da anni. Forse se si desse un po' più importanza e venissimo seguiti di più noi giocatori all'estero in campionati non di prima fascia, la cultura potrebbe cambiare.

 

Giacomo in azione nella sua squadra attuale
Giacomo in azione nella sua squadra attuale

Hai mai pensato di stabilirti in uno dei paesi visitati, dopo un po’ che eri arrivato? Magari a seguito di una relazione sentimentale?

Sinceramente non ho mai pensato di stabilirmi in un posto per tanto tempo, la mia compagna insegna in Italia e non avendo io un contratto pluriennale ciò impedisce un po' fare questo passo. Però diciamo che in Grecia o a Malta mi sarebbe piaciuto giocare per più anni di fila, veramente in Grecia un'intera stagione visto che ho avuto un problema di transfer.

Il mio sassolino nella scarpa rimane il centro America, purtroppo un infortunio non mi ha permesso di dare continuità al buon inizio che avevo avuto, ed a Panama con il Tauro ebbi dei problemi personali che non mi permisero di restare. Mi è rimasta la voglia di fare una stagione completa in centro America per chiudere il cerchio.

 

Grazie Giacomo per la tua disponibilità nel raccontarci di te. Speriamo che potrai tornare a giocare anche in Italia e che magari si possa venire a vederti giocare!

Un abbraccio, a presto!

 

Autore: Riccardo Vincelli

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