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Recensione di "Le leggende del ciclismo" di Beppe Conti

"Quando stacchi tutti e arrivi da solo, la vittoria ha il sapore del trionfo". Questa citazione del compianto Marco Pantani spiega appieno il senso del ciclismo, lo sport di sacrificio per antonomasia, capace di regalare soddisfazioni ai vincitori delle corse più importanti.

La fatica è il denominatore comune delle vittorie delle gare in bicicletta, siano esse i Grandi Giri, le Classiche Monumento o le corse di una settimana. Per questo motivo, i grandi campioni dello sport del pedale sono maestri anche nella gestione delle proprie energie in corsa. 

A tal proposito, Beppe Conti ha scritto un libro che racconta le vicende dei 30 ciclisti da lui ritenuti più rappresentativi nella storia secolare di questo sport, citando personalità indimenticabili per spirito e palmarès. Da Gerbi a Pantani, passando per Coppi, Bartali, Merckx, GimondiMoser, Hinault e Indurain: nessuno dei più grandi è stato dimenticato.

“Le leggende del ciclismo” rivive le carriere di campioni indimenticabili e Beppe Conti condisce le loro storie con aneddoti frutto della conoscenza diretta con i protagonisti o di vicende di corsa, conosciute grazie all'esperienza maturata dallo stesso giornalista "sul campo".

Le vicende del ciclismo sono narrate con dovizia di particolari e l’autore, giornalista tra i massimi esperti europei di questo sport, non disdegna di inserire alcuni retroscena e vicende private della vita di alcuni ciclisti.

L’abilità di Conti sta nel tramandare le gesta degli atleti citati nel libro e ciò rende attuale ed appassionante la biografia di ciascuno dei trenta atleti descritti. Il libro è indirizzato sia ai “già amanti del ciclismo”, sia a coloro che intendono approcciarsi a questo sport con sana curiosità ed interesse.

Per questo motivo, “Le leggende del ciclismo” è catalogabile non solo come opera biografica relativa ai più importanti ciclisti del Novecento, ma è anche e soprattutto il racconto di vicende della storia del secolo scorso. Pur non essendo un libro di storia, nell'opera sono presenti molteplici spunti didattici, destinati a catturare l’attenzione del lettore e a farlo riflettere sul tema dell’importanza sociale di questo sport, specialmente da quanto emerge nella prima metà delle storie riportate.

 

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Le leggende della Juventus

Trenta ritratti di giocatori che hanno decorato, ciascuno con il proprio stile, la saga di una squadra che, in Italia, costituisce l’unità di misura per chiunque intenda sollecitare una sorta di “auto-certificazione” storica.

 

LE LEGGENDE DELLA JUVENTUS di Paolo Tomaselli

Una società entrata nel mito, composta da giocatori leggendari, che ha scritto la storia del calcio italiano ed europeo, dalla panchina di Corso Re Umberto dove è nata fino al pallone business globale dei giorni nostri.

Le leggende della Juventus raccontano un percorso unico, irripetibile ma allo stesso tempo aperto verso un futuro ancora più carico di aspettative.

Da Felice Borel detto Farfallino, fenomeno degli anni Trenta, fino al re Cristiano Ronaldo, quella juventina è una delle galassie più ricche di stelle del calcio mondiale.

Anastasi il “Pelé bianco”, il “Divin codino” di Baggio, le magie di Zizou Zidane, le volate della locomotiva Nedved, la classe aristocratica di Boniperti e Platini, passando per la potenza, l’eleganza e la tecnica di Charles, Sivori, Rossi, Scirea e Del Piero: gol, parate, giocate indimenticabili e tanti successi. Un viaggio alla ricerca dell’eccellenza, compiuto attraverso i protagonisti della storia juventina. L’alfabeto delle leggende fa venire la pelle d’oca ai tifosi che hanno avuto la fortuna di vederle giocare e accende i sogni di chi le ha solo sentite nominare, in un percorso che abbraccia le diverse generazioni in nome di un’unica maglia bianconera. E di un’unica, magnifica, ossessione: quella di vincere.

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Blog dell'Anno 2020: al via dal 13 luglio la competizione ideata da Superscommesse.it

Il 13 luglio riparte la competizione Blog dell'Anno, che vede partecipare per questa edizione 2020 700 blog da tutta Italia. 

I blog candidati possono essere votati dai lettori in base a sette categorie: calcio, basket, tennis, ciclismo, volley, motori e altri sport. Ognuna contiene 100 blog, tra cui i 10 blog migliori della scorsa edizione, che partecipano di diritto alla competizione di quest'anno.

Ogni categoria avrà il proprio vincitore e sarà decretato anche il vincitore assoluto.

I lettori possono votare il loro blog preferito una volta ogni 24 ore accedendo alla pagina dedicata.

Per aumentare i voti ricevuti, ogni blogger disporrà di un widget che potrà pubblicare sul proprio sito e che consentirà ai lettori di accedere con un semplice click alla fase di votazione. 

Si può votare fino alle ore 15:00 del 15/12/2020, solo i voti contabilizzati entro questa data saranno validi per il punteggio finale. 

La competizione terminerà con la consegna delle targhe alle prime tre posizioni della classifica generale e ai vincitori delle categorie tematiche. Il logo del premio, simbolo del risultato raggiunto, potrà essere pubblicato dai vincitori sul proprio sito e usato nelle comunicazioni ufficiali. 

La competizione, creata da Superscommesse, primo comparatore in Italia di quote per le scommesse sportive, vuole valorizzare il lavoro e la passione dei blogger italiani che vogliono cimentarsi nell'impresa dell’informazione e del commento sportivo, nonché della promozione dei valori dello sport.

 

Cari lettori: votate Calcio Gourmet come Vostro blog dell'anno 2020!

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La ripresa del calcio post lockdown da Covid 19

Tra protocolli e possibili sanzioni, vediamo come devono comportarsi le nostre squadre per prevenire il contagio da Covid 19.

 

Introduzione

“Amor, ch'a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m'abbandona”

L’amore che noi italiani proviamo per il calcio è viscerale. Il “Dio pallone” è troppo importante per noi ed è stata una grande sofferenza doverci rinunciare per tre mesi!

Durante il lockdown non si faceva altro che esprimere lamentele per l’astinenza da calcio. Poi, quando si è cominciato ad ipotizzare una ripresa, l’opinione pubblica si è divisa.

C’era chi riteneva del tutto sconsiderata una possibile ripresa, in quanto il calcio è uno sport di contatto e non è possibile praticarlo nel rispetto del distanziamento sociale.

C’era chi, invece, per crisi di astinenza o, semplicemente, riconoscendo come questo sia prima di tutto “un’industria dell’intrattenimento” che, oltre a consolare gli italiani, inevitabilmente più inguaiati a causa dell’epidemia e certamente psicologicamente “segnati” dalla detenzione forzata, impiega migliaia di persone e non tutte con uno stipendio milionario, valutava positivamente l’opportunità della ripresa.

Alla fine ha prevalso quest’ultimo partito.

Certo, le paure restano, soprattutto perché le regioni dove giocano tre delle quattro contendenti ai primi posti della serie A sono le più colpite dal Covid 19. Del resto, sono in molti ad additare proprio San Siro come sede di migliaia di contagi in una magica notte di Champion’s League.

Comunque, la ripresa del campionato c’è stata e ci godremo partite “all'ultimo sangue” anche sotto l’ombrellone (ovviamente adeguatamente distanziato) e, addirittura, per Ferragosto dovremmo deliziarci con la fase finale della Coppa dalle grandi orecchie.

Stiamo attualmente vedendo, e vedremo per tutta l’estate, l’applicazione di alcune nuove regole di gioco, create ad hoc per la situazione, e, soprattutto, come per tutte le altre industrie, anche per quella calcistica stanno trovando applicazione specifiche regole anti-contagio.

Proprio queste ultime hanno generato non poche polemiche, risultando per qualcuno troppo stringenti e per altri poco attente all'elevato rischio di contagio che uno sport come il calcio presenta. E’ allora indispensabile dare un’occhiata a queste misure di sicurezza ed ai rischi che le nostre squadre corrono qualora non rispettino le regole.

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Le leggende dell'Inter

Questa notte splendida darà i colori al nostro stemma: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle 

stelle. Si chiamerà Internazionale, perché noi siamo fratelli del mondo. (Milano, 9 marzo 1908, in occasione della nascita dell’Inter)

 

LE LEGGENDE DELL'INTER di Andrea Ramazzotti

L'Inter è un pezzo fondamentale della storia del calcio italiano: 112 anni di vittorie e sconfitte, trionfi e delusioni, trofei alzati e atroci beffe, campioni e "bidoni". 

All'Inter spesso non c'è una via di mezzo: esaltazione o ludibrio, gloria o anonimato, trionfo o contestazione.

La Pazza Inter è fatta così e anche per questo motivo i suoi tifosi amano in maniera tanto intensa lei e le sue leggende. 

In questo volume abbiamo voluto raccontare proprio le storie di 30 giocatori che sono

entrati nella storia nerazzurra a suon di vittorie, gol spettacolari,  prestazioni maiuscole e intuizioni geniali. Da Facchetti a Zanetti, da Picchi a Milito, da Mazzola a Meazza passando per Corso, Suarez, Zenga, Altobelli, Ronaldo, Bergomi, Eto’o, Materazzi, Matthäus, Julio Cesar e tanti altri: un racconto un po'... pazzo, come l'Inter.

Nel libro un intero capitolo è dedicato a Mario Corso, il "Re della punizione a foglia morta", che ci ha da poco lasciati.

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E' in partenza da Bari il trenino del gol

Simone Simeri sotto la curva del Bari. Credit: labaricalcio.it
Simone Simeri sotto la curva del Bari. Credit: labaricalcio.it

Nel calcio moderno, ormai basato sul fattore televisivo e dove i giocatori più in voga sono a tutti gli effetti delle aziende con il relativo marchio da sponsorizzare, anche le esultanze hanno la loro ragion d’essere. Sono, infatti, almeno sul campo da gioco, lo strumento più immediato per veicolare la propria immagine, cavalcando l’onda dei sentimenti dei tifosi nell’attimo di pura estasi ed euforia dopo un gol.

Forse ora risultano troppo costruite e mancano della giusta dose di spontaneità e sembrano così lontani i tempi in cui Filippo Inzaghi esultava ad ogni suo gol come se fosse il primo in carriera, urlando e muovendosi con gesti elettrici che sono rimasti nell’immaginario collettivo.

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"Nike, o Vittoria Alata!" Storia dello Stadio Vittoria di Bari

Vittoria è una divinità del pantheon greco-romano, creata ad esclusivo uso e consumo del popolo Italico, almeno così vuole la tradizione secondo il nostro inno nazionale. Molti non sanno, in realtà quasi nessuno direi, a parte forse a voi amici di Bari che state leggendo, è anche il secondo stadio del capoluogo pugliese. Dopo avere conosciuto assieme le peripezie edilizie e giudiziarie alle fondamenta del San Nicola, andiamo quindi a scoprire qualche fatto sullo Stadio della Vittoria.

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Il cielo è Tricolor sopra le nuvole! (Bonus Track)

Rafa Marquez, al Verona tra il 2014 e il 2016. Credit: Francesco Grigolini
Rafa Marquez, al Verona tra il 2014 e il 2016. Credit: Francesco Grigolini

Se dici Messico in Italia il calcio è forse l'ultima cosa che ti viene in mente. Innanzitutto, pensi alle fajitas e ai fagioli, i più etilisti penseranno alla Tequila e al Mezcal, se vogliamo stare nell'immaginario collettivo qualcuno penserà alle spiagge di Acapulco, i viaggi mistici col peyote o a un posto sicuro dove fuggire appena scopri che diventerai papà.

E a coloro che amano il calcio e le soundtrack dei suoi videogiochi, non resta che prendere il Microfono e cantare l’omonima canzone dei Mexican Institute of Sound rappresentanti della musica elettronica del paese Tricolor. Gruppo gagliardo e autore di canzoni di Fifa negli anni 2008 e 2010, periodo di fermento per i calciatori messicani, che a quel tempo iniziarono a diventare famosi anche in Italia.

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Alla scoperta del San Nicola di Bari: lo stadio all'italiana

Un magnifico esempio di stadio all'italiana fotografato da un drone, ai tempi in cui gli elicotteri non esistevano più - o al contrario, non lo so
Un magnifico esempio di stadio all'italiana fotografato da un drone, ai tempi in cui gli elicotteri non esistevano più - o al contrario, non lo so

Da italiani possiamo tranquillamente sentirci di dire che l’Italia è la patria del calcio, passione che condividiamo con molti altri paesi dell’Europa e del Mondo, anche se raramente con la stessa intensità. Rivali almeno ideali sono in questo senso gli inglesi. Rispetto ai quali abbiamo però una serie di concezioni tutte diverse, dal merchandise alle scommesse, passando per il tifo e, ovviamente, gli stadi.

Perché gli stadi? In Italia la quintessenza di quel calcio di provincia che non c’è più è il palcoscenico della domenica. Con l’immancabile pista di atletica in mezzo, mai usata e martoriata da torce lanciate dalla curva, lì solo ad ostacolare la vista allontanando ulteriormente il campo. In questo senso pochissime città vantano eccezioni, vedi il Ferraris di Genova. Ma anche da dire, pochissime città possono vantare non uno ma due impianti di questa matrice antica, che arriva da un’epoca dove i presidenti erano presidentissimi, italiani e non americani o cinesi, ed avevano come missione il trionfo della propria squadra, non la costruzione di nuovi impianti, cittadelle dello sport o, peggio ancora, centri commerciali. Nella speciale sezione di queste città italiane che vanno in doppio, ecco Bari.

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Ma quanto era forte il Bari alla fine degli anni 90?

Antonio Cassano e Hugo Enyinnaya: due dei talenti del Bari di fine anni 90'
Antonio Cassano e Hugo Enyinnaya: due dei talenti del Bari di fine anni 90'

Un marocchino, un sudafricano, un colombiano, un nigeriano, due svedesi ed altrettanti danesi: non è l’inizio di una barzelletta, piuttosto le prime righe della fiaba con cui l’AS Bari ha deliziato il calcio italiano tra il 1998 e il 2000.

Bari è una città con una sola squadra di calcio professionistica e questo fattore unito all'elevato numero di abitanti garantisce al club un ampio e caloroso seguito da parte dei tifosi locali.

Dalla seconda metà degli anni 50’ Bari ha mantenuto una certa presenza in Serie A, alternando annate di militanza nella massima serie ad alcuni periodi in cadetteria, pochi campionati in Serie C ed una fugace apparizione tra i dilettanti. È però dall'inizio degli anni 90’ che la squadra regala ai propri tifosi le migliori soddisfazioni, vincendo nel 1990 la Mitropa Cup contro il Genoa, primo ed unico trofeo internazionale ad oggi.

Proprio da quel momento i biancorossi hanno iniziato un decennio più che appagante, caratterizzato da numerose vittorie contro le migliori squadre italiane e da piazzamenti di tutto rispetto in campionato. E proprio perché il dolce è sempre nel fondo, gli anni migliori di questo decennio, se non addirittura del secondo mezzo secolo del Novecento sono stati quelli compresi tra il 1998 e il 2000, in cui la squadra dei galletti propose un calcio spumeggiante grazie ai suoi giovani talenti, protagonisti assoluti in squadre di alto livello nel decennio successivo.

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