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Intervista al Cacciatore di Stadi - Just Married Edition

Abbiamo incontrato di nuovo Federico Roccio, il primatista italiano di "groundhopping", convolato a nozze con Eleonora lo scorso settembre e freschi di rientro dalla luna di miele.

Nel finale della nostra prima intervista, aveva anticipato quello che si erano immaginati per il loro viaggio di nozze.

Ovviamente, e soprattutto, a tema calcistico.

Essendo di parola e di buona memoria, lo abbiamo ricontattato per farci raccontare l'ultima esperienza.  

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Che fine ha fatto Tulio de Melo?

11 luglio 2008: Túlio de Melo al momento della presentazione con il Palermo
11 luglio 2008: Túlio de Melo al momento della presentazione con il Palermo

Alcune primedonne sono talmente belle e desiderate che poi nessuno le sposa.

In questa sentenza attribuibile alla saggezza popolare lombarda si racchiude la vicenda personale italiana di un calciatore carneade che fu al centro di un contenzioso sportivo tra Parma e Palermo. È febbraio 2008 ed il Parma sembra avere trovato l’accordo con uno dei centravanti brasiliani più prolifici del campionato francese: Túlio de Melo. A 23 anni appena compiuti il brasiliano è libero di scegliersi una squadra per la stagione a venire, complice la scadenza del suo contratto con i francesi del Le Mans e la sua ambizione di cimentarsi in un campionato più sfidante di quello d’oltralpe.

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L'app cinese sul calcio ai tempi del Coronavirus

In tempi di Coronavirus, il calcio europeo e lo sport in generale sono giustamente fermi.

Dapprima è stato il CONI a stoppare la Serie A e tutto lo sport nazionale a tutti i livelli almeno fino al 3 Aprile, anche se probabilmente la sospensione verrà prorogata.

A questo proposito si attendono le decisioni della Lega Calcio sulle modalità di prosieguo e termine del massimo torneo nazionale (clicca qui per conoscere le varie ipotesi e il parere giuridico della nostra esperta in materia).

Poi è stata la volta degli altri massimi campionati europei, prima con partite a porte chiuse e poi decidendo di fermarsi, fino ad arrivare alla decisione del massimo organismo calcistico continentale, la UEFA, che, tra le prime polemiche per la mancata presa di coscienza e di posizione, ha sospeso tutte le sue competizioni, compreso lo slittamento di Euro 2020, il primo Europeo itinerante della storia, all'anno prossimo. 

In questo panorama, in Italia la luce in fondo al tunnel è ancora lontana, con l’obbligo della quarantena e la chiusura di tutte le attività commerciali non di primaria necessità. D’altro canto la curva dei contagi in Cina inizia a flettere, ed è di oggi la notizia che per la prima volta non si registrano più nuovi casi di persone affette da Covid-19. Si tratta di un'ottima notizia, al termine però di un periodo davvero difficile per la nazione asiatica.

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Coronavirus: e ora che succede ai campionati?

Il Coronavirus
Il Coronavirus

E' chiaro, in questo momento ciò che conta è semplicemente che il nostro paese riesca a superare questa terribile crisi e tutto possa tornare alla normalità!

Tuttavia, attualmente non sappiamo quanto ci vorrà. Forse un mese, due o forse di più.

Con i provvedimenti governativi delle ultime ore vengono sospese fino al 3 aprile tutte quelle attività che non sono fondamentali per la vita del paese. Giusto così.

Tra ciò che è stato sospeso ci sono anche le competizioni sportive. Dunque niente Serie A e BC.

Dal momento che in una situazione come questa, in cui ci è stato tolto (giustamente) lo svago, nei limiti del possibile, si è costretti a rimanere a casa, proviamo a ravvivare gli animi degli italiani “pallonari” cercando di rispondere a questa domanda: se tutto dovesse fermarsi definitivamente, chi vince i campionati? Come fanno le squadre italiane per le competizioni europee?

Per il momento abbiamo "panem”. Cerchiamo di dare un'alternativa al “circenses” mancante!

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Che fine ha fatto Nemanja Vidic?

Nemanja Vidic in Lazio-Inter 1-2 del 10/05/2015
Nemanja Vidic in Lazio-Inter 1-2 del 10/05/2015

Oggi parleremo di un ex calciatore serbo, Nemanja Vidic, che ha legato indissolubilmente la propria carriera alla maglia di una delle più prestigiose squadre inglesi: il Manchester United.

Di ruolo difensore centrale da difesa a quattro, Vidic è stato uno dei più solidi difensori europei dei due decenni a cavallo dell'anno 2000. In più di un'occasione il suo nome è stato annotato sui taccuini dei direttori sportivi delle squadre italiane di vertice per merito del suo carisma, del fisico prestante e delle doti aeree.

Il suo temperamento lo ha spesso portato a commettere falli eccessivi, rimediando un notevole quantitativo di cartellini.

Quando si citano gli artefici delle vittorie dell'era Ferguson al Manchester United non si può certo dimenticarsi di Vidic, che con la maglia dei Red Devils ha vinto praticamente tutto. Il finale di carriera in Serie A è stato decisamente più incolore rispetto agli anni inglesi e le sue prestazioni con la maglia dell'Inter non hanno certo rispecchiato le ottime performance degli anni precedenti.

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Un Clásico in crisi

Stasera andrà in scena al Santiago Bernabeu il Clàsico numero 180 ne La Liga. La partita che tiene incollati al televisore milioni di tifosi e appassionati di tutto il mondo. Si tratta di uno scontro al vertice, come spesso accade in queste ultime stagioni, con il Barcellona avvantaggiato di due punti sui rivali del Real Madrid. Scorrendo velocemente i numeri e le statistiche si nota come sia una partita sostanzialmente equilibrata. In campionato si contano 72 vittorie a testa, e 35 pareggi. I gol realizzati dai Blancos sono 286, mentre quelli dai Blaugrana 288.

Volendo allargare le statistiche anche alle altre competizioni ufficiali, quindi Copa del Rey, Supercoppa di Spagna, Copa de La Liga (torneo istituito nel 1982 ma soppresso nel 1986) e Champions League il totale è di 242 partite così suddivise: 95 vittorie a testa e 52 pareggi. Anche in questo caso i gol segnati sono quasi divisi scientificamente: 402 marcature per le Merengues e 396 per i Catalani.

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Che fine ha fatto Michu?

Michu veste la maglia del Napoli, in una delle sue poche presenze italiane
Michu veste la maglia del Napoli, in una delle sue poche presenze italiane

Un lontano giorno di inizio 2012, un calciatore cercava la via del successo. Il suo sogno era giocare nel campionato più ricco e prestigioso del mondo: la Premier League inglese.

Il calciatore in questione era spagnolo, di nome Miguel, ambizioso e caparbio come pochi, ma con doti di goleador di medio livello. Insomma, un calciatore come tanti.

Fino a quel giorno di quel magico anno nulla faceva presagire ad una carriera esaltante, da cannoniere capace di incantare le folle d’oltremanica. Fu così che in soccorso di Miguel Pérez Cuesta, detto Michu, si propose una fata benevola, che lo avrebbe aiutato, similmente a quanto già successo anni prima con la più nota Cenerentola. Nella nota fiaba, la ragazza voleva essere invitata al gran ballo del Principe, per innamorarsene e sposarlo. Nella vita di Michu, l’ambizione non era sposare un principe o una principessa, bensì diventare un calciatore top europeo.

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Roberto Baggio. Il Divin Codino

Lui e il suo pallone. Roby lo portava persino in bagno, a letto e giocava tutto il giorno con quella sfera così perfetta. Una passione che andava oltre qualsiasi cosa: infortuni, incomprensioni, tatticismi, denaro.

 

Pallone d'Oro nel 1993, Roberto Baggio è un campione amato da tutti, indipendentemente dai colori che ha indossato. L’unico nella storia del calcio italiano ad aver segnato in tre mondiali diversi e anche per questo il solo colore che lo rappresenta è l’azzurro della Nazionale.

Il 16 maggio 2004 accarezzava per l’ultima volta il pallone, sfiancato dagli infortuni e dalle incomprensioni con gli allenatori. Ma quello che è stato uno dei fantasisti più forti di tutti i tempi ha lasciato un vuoto che ancora avvertiamo, a livello sportivo e umano.

 

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Quello che non è stato ma poteva essere: analisi di alcuni casi di mobbing nel calcio e delle conseguenze che potevano derivare, come monito per il futuro

Si sale e si scende in questa vita! Il più delle volte scendere è facilissimo!

La parabola di molti calciatori, alcuni anche di particolare talento, ha seguito, segue e continuerà a seguire proprio questo banalissimo copione.

Un giorno sei la bandiera della tua squadra, il “capitano in pectore”, la “grande promessa”. Poi, diventi il “traditore”, il “piantagrane”, quello che vuole andare da una diretta rivale o, ancora, quello di cui la tua squadra, tanto amata, si vuole liberare perché “non rientri nei piani”.

 

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La svastica sulla maglia della Fiorentina 1992/1993

Questa volta prendo spunto dall’ultima partita della Nazionale delle qualificazioni agli Europei del 2016 in Francia per dispensare pillole calciofile. In occasione della gara giocata contro la Croazia a Spalato molti si ricorderanno che sul campo di gioco dello stadio Poljud, a interrompere le linee regolari dell’erba, c’era una svastica. Nella metà campo nella quale gli azzurri hanno attaccato nel primo tempo, è comparso infatti sull'erba un inequivocabile simbolo nazista, alla vista non chiaro se con un taglio d'erba in controverso o con una pittura che ha seccato l'erba. Fatto sta che nell'intervallo alcuni inservienti sono entrati in campo gettando zolle d'erba sulla traccia, perché dall'alto il segno non fosse riconoscibile.

Ecco, partendo da questo e aiutato da frequenti quanto puntuali reminiscenze pallonare mi è sovvenuto quando capitò una situazione simile in Italia, non su un campo da gioco, bensì su una divisa da trasferta di una squadra di Serie A.

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